Dei professori universitari e degli “studenti” hanno fatto saltare l’incontro a “La Sapienza” con Papa Benedetto XVI. Docenti e studenti che dovrebbero rappresentare in qualche modo il fiore all’occhiello della nostra società, uno dei nostri biglietti da visita nei confronti del mondo, visto il prestigio dell’ateneo romano. E invece si sono trasformati in uno straordinario spot sull’ignoranza che regna nel nostro paese, mostrando una chiusura mentale fuori dal comune e che non è degna della grande storia della nostra penisola.
Qui non si tratta nè di libertà di opinione nè di religione: si tratta di dignità di una università, la più importante del nostro paese, e si tratta di non voler neppure ascoltare un uomo che non è solo un’autorità religiosa. Può piacere o no (a me non piace), ma è un grande personaggio del nostro tempo. Negare la possibilità di ascoltarlo in una sede così prestigiosa è un segnale di grande chiusura mentale, ignoranza e superficialità.
Negli Stati Uniti, alla Columbia University, hanno invitato a parlare un personaggio che è considerato (per primi dagli stessi Usa) l’amico numero uno dei terroristi islamici: il presidente dell’Iran, Mahmud Ahmadinejad. Eppure è stato fatto parlare, eppure non ci sono stati disordini.
Se non si è d’accordo con quanto dice il Papa, ci si organizza per farlo sapere, in modo civile. Quella di martedì è l’ennesima brutta figura che facciamo, come intero paese, agli occhi del mondo. Il messaggio che passa è che siamo un popolo di gente ignorante (nel senso letterale del termine) e con una elasticità mentale e di pensiero piuttosto limitata.
Non è vero che non ci sarebbero stati problemi di ordine pubblico. Nessuno può garantirlo. Il clima che si è era creato contro Ratzinger ispirava più all’odio che alla tolleranza. Si era creato quel terreno fertile in cui fioriscono le frange estreme della nostra società, capaci di inserirsi in ogni protesta magari senza neanche conoscerne i motivi precisi e solo per il gusto di “fare casino”, di rompere, distruggere.
Rifiutare di far parlare il Papa è come rifiutare di far parlare qualsiasi altro grande personaggio del nostro tempo. Sarebbe come dire no Napolitano, per esempio, sarebbe come rifiutare di ascoltare il presidente russo Vladimir Putin o quello americano George Bush; sarebbe come rifiutarsi di ascoltare il Dalai Lama.
E smettiamola di dare sempre la colpa ai giornali “di come ti pongono la cosa”: cerchiamo di essere più realisti, a volte fa più comodo lamentarsi di come i mezzi di informazione trattano le notizie, piuttosto che andarle ad approfondire con i mezzi a disposizione (avete mai pensato di usare il web, ad esempio?).
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