Riccardo Muti e la ‘fame di valori’: un esempio da seguire

Riccardo Muti

“Nel mondo c’è fame non solo di pane, ma anche di valori”: Riccardo Muti è uno dei più prestigiosi italiani di sempre, il simbolo moderno (assieme a Luciano Pavarotti) della grande tradizione musicale italiana nel mondo. Poco prima di concludere il concerto di Natale da lui diretto al Senato, Muti si è concesso un breve discorso, fermandosi a riflettere sull’orchestra che stava dirigendo, la Luigi Cherubini.

Un’orchestra da lui fondata, composta interamente da giovani artisti che vengono formati e seguiti per tre anni, prima di spiccare volo verso altre formazioni musicali. Muti ha voluto simboleggiare con questra orchestra che esiste ancora un’Italia che crede nei valori più autentici del nostro paese, nella formazione, nello studio, nell’impegno, nel sacrificio. C’è un’Italia che ancora crede in sé stessa, che si sa apprezzare e si vuole valorizzare.

Muti (che qualcuno, a ragion veduta, propone venga nominato senatore a vita) ha definito i suoi ragazzi come musicisti vocati alla esaltazione della Bellezza, con la B maiuscola: e poche altre cose nel mondo esprimono il senso di bellezza come alcune straordinarie opere d’arte del Rinascimento, alcune magistrali sculture del Bernini o alcune grandi sinfonie musicali (due soli esempi, tra le migliaia che si potrebbero fare: le quattro stagioni di Vivaldi e l’Intermezzo della Cavalleria Rusticana).

La fame di valori non è nostalgia: è il bisogno di avere certezze e capisaldi di una cultura e tradizione, quella italiana, che troppo spesso in questi anni è stata annacquata da programmi televisivi di infima qualità, dal tentativo sistematico e quotidiano di abbassare il livello di attenzione culturale e demolire i ‘valori’ che sono in grado di caratterizzare le personalità di ciascuno di noi. Perché appiattendo tutto è più facile condizionare tutto.

Ma c’è chi non accetta questo compromesso al ribasso e chi continua a battersi per coltivare, esaltare o apprendere questi valori: lo fa nella sua immensità il maestro Riccardo Muti (uno che è capace a dire di no anche alla Regina Elisabetta), lo possiamo fare noi nella nostra enorme modestia studiando, applicandoci e dilettandoci con lo scoprire alcune delle infinite Bellezze che ancora esistono e di cui nessuno ci può privare. Per qualcuno può apparire inizialmente come un sacrificio, se non altro intellettuale; ma ne vale assolutamente la pena.

Monumenti umani

Riccardo Muti, il più grande direttore d'orchestra

Riccardo Muti, il più grande direttore d'orchestra

Ci sono persone che sono dei monumenti viventi, importanti per l’immagine del nostro paese nel mondo quanto il campanile di Giotto a Firenze, il Colosseo a Roma, il duomo a Milano. O almeno, io le considero tali.

In questo mio speciale catalogo, nella prima pagina c’è sicuramente Riccardo Muti, uno straordinario direttore d’orchestra, che ha scritto pagine memorabili per la nostra musica e fatto di essa uno strumento per diffondere i più alti valori della nostra storia e della nostra umanità.

Mi è capitato recentemente di assistere ad un concerto da lui diretto al Ravenna Festival, in una location tutt’altro che ideale (il Pala De Andrè dalla pessima acustica) ed è stato incredibile (come lo fu l’anno precedente) vedere, sentire e avvertire tutto il suo coinvolgimento.

Forse nelle prossime settimane avrò occasione di assistere nuovamente ad un suo concerto, anche se con parecchie difficoltà visto che ormai il maestro si esibisce di rado in Italia ed è molto spesso all’estero! Del resto è un monumento, tutto lo vogliono ammirare.

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