Conferenza stampa “selettiva”: il pluralismo dell’informazione vale solo a Roma?
dicembre 16, 2009 4 commenti
In questi giorni in cui molto si dibatte sul concetto di libertà e pluralismo dell’informazione, è curioso notare che nella democratica città di Forlì, un ente pubblico organizzi una chiacchierata “informale” (?) con i giornalisti, facendo nominalmente inviti alle singole testate e ai singoli giornalisti accuratamente selezionati, tralasciando (senza ben capire quali sono i criteri della scelta) quelle testate e quei giornalisti che evidentemente non sono graditi.
Non è chiaro quale siano state le ragioni che hanno indotto l’ente ad escludere da questo incontro con i giornalisti un organo di informazione che è ormai divenuto di utilizzo comune per migliaia di persone e con il quale l’ente si rapporta abitualmente, nonostante non sia disponibile sulle tradizionali piattaforme cartacee.
Ora viene da chiedersi: i problemi legati al rapporto tra tra istituzioni e mezzi di informazione, sono tali solo quando si parla del presidente del consiglio dei ministri, oppure lo sono anche nel microcosmo delle comunità locali, dove vi sono soggetti che, per il solo fatto di ricoprire una carica, si ritengono nelle condizioni di poter compiere scelte discriminatorie su quali mezzi di informazione e quali giornalisti sono o non sono degni di partecipare ad una chiacchierata “informale” con loro?
Se notiamo che alla tradizionale conferenza stampa di fine anno, il presidente del Consiglio dei ministri (considerato il ‘diavolo’ da questo punto di vista) invita ogni anno anche giornali che non possono certo essere considerati “amici” come “La Repubblica” e “L’Unità”, la risposta alla precedente domanda è presto data.
In questi giorni si fa un gran dire 
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