Stregato dal “Giambellino”

Pietà, opera del 1460

Pietà, opera del 1460

Lo scorso week-end (quello del 5-6 ottobre) ero a Roma e nonostante l’influenza, la febbre a il maltempo, non potevo fare a meno di andare ad ammirare la splendida mostra allestita alle Scuderie del Quirinale (ottimo esempio di riqualificazione di un edificio antico adattato ad un utilizzo contemporaneo) e dedicata a Giovanni Bellini, noto anche come “Il Giambellino”

 

Non che io sia un esperto d’arte, un critico o un intenditore, ma tutto ciò che è cultura antica, storia, arte e spiritualità mi suscita un certo effetto che è persino difficile spiegare. Ebbene, la sacralità delle opere di Bellini mi ha colpito davvero tanto. 

 

Una sacralità struggente, quasi commovente, sicuramente imperdibile. Molto spesso si osannano altri pittori e lui coevi, ma nelle opere del Giambellino (veneziano) ho davvero visto la cultura del Rinascimento, della grande spiritualità che caratterizzava quel tempo. E poi la provenienza dei quadri è davvero planetaria: Boston, New York, Londra, Parigi. 

 

C’è poi un’altra serie di altre emozioni e sensazioni personali che finirebbero per appesantire ancor di più questo post (e che dunque tengo per me) forse già sin troppo ridondante, ma che ci tenevo a dedicare al Gianbellino.

La crisi di governo? Una passerella d’alta moda…

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Quando la crisi di governo si trasforma in passerella. Una sfilata itinerante, prima nella sala vetrata del Quirinale, poi nella Sala della Costituzione a Palazzo Giustiniani, dietro alla sede del Senato della Repubblica.

 

Un via-vai di leader politici, presidenti di gruppi parlamentari, segretari di partito, ex presidenti della Repubblica ed esponenti di associazioni economiche e sindacati vestiti di tutto punto, attenti a sistemare cravatte e colletto della camicia prima di presentarsi davanti alle telecamere. Lo spettacolo andato in scena con le consultazioni di questi giorni mi è sembrato più un mostrarsi di fronte ad una vetrina mediatica di grande impatto, piuttosto che uno sforzo reale per trovare una mediazione tra le posizioni di tutti.

 
Indispone il fatto che ogni singolo movimento politico o associazione (Marini nelle sue consultazioni su incarico di Napolitano ha invitato anche la cosiddetta ‘società civile’, uscendo dal rituale della tradizione istituzionale) dopo il colloquio prima col capo dello Stato Giorgio Napolitano e poi con il presidente incaricato Franco Marini, abbia dovuto issarsi sul pulpito allestito davanti a stampa e televisioni per dire che non ha cambiato idea.

 
Indispone perché, come dicevo, nessuno dà l’idea di essere disponibile a trovare un punto d’incontro, soprattutto nella Casa delle Libertà, che dopo aver giudicato una “porcata” la legge elettorale approvata con un colpo di maggioranza durante il governo Berlusconi, ora dice che è una legge in grado di garantire la stabilità. Invocando le elezioni e non rendendosi disponibile a modificare questa maledetta legge, il centrodestra si assume una grave responsabilità, di cui prima o poi dovrà rispondere davanti agli italiani.

 
Personalmente ritengo che anziché l’indisponente passerella mediatica dei vari gruppi e gruppettim fosse stata più appropriata una sintesi finale (che pure c’è a fine giornata) da parte del presidente. A questo proposito merita un’elogio una di quelle persone che considero tra le grande figure politiche degli ultimi anni, Oscar Luigi Scalfaro. L’ex presidente della ‘Repubblica’ dopo il colloquio con  Napolitano ha sfilato (evidentemente poiché costretto) davanti ai giornalisti, senza rilasciare alcuna dichiarazione: lezione di stile, pacatezza e dignità.

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