Primarie a Genova, vince chi non si divide

A Genova il candidato di Sel, Marco Doria, ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. Ha sconfitto due candidati del Pd, due donne: Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. La somma dei voti presi dalle due è superiore ai voti presi da Doria. Un altro insegnamento. Ora si prenda esempio da Milano, dove il film alle primarie fu lo stesso: speriamo che anche il finale sia il medesimo.

Primarie o regolamento di conti interno?

A Milano si sono svolte le primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative. Ha vinto Giuliano Pisapia, sostenuto ufficialmente da Sinistra ecologia e libertà (Sel), battendo il favorito, Stefano Boeri, sostenuto invece dal Partito Democratico. Ho parlato oggi con molte persone che hanno raccolto la notizia come se fosse un’elezione tradizionale.

 

In molti mi hanno detto: “Eheh, hai visto che avete perso anche stavolta? Cosa dite?”. Io non so se sia corretto parlare di vittoria e di sconfitta, probabilmente sì; ma usare toni da tifoseria mi sembra quantomeno fuori luogo. Per un elettore del centrosinistra, quale è la notizia positiva nell’evidenziare che il principale partito del suo schieramento, l’unico possibile per cambiare le sorti del paese, è in difficoltà?

 

Ho l’impressione che spesso i partiti del centrosinistra sbaglino mira, o forse ancora peggio il bersaglio: si punta a strappare un voto in più al proprio alleato per pesare di più all’interno della coalizione, piuttosto che porsi il problema di portare un elettore in più all’interno dello stesso schieramento. Ecco allora che le primarie rischiano di avere un altro significato: anticipare di qualche mese l’esito del voto ‘vero’, cioè la sconfitta.

Ma è lo stesso partito o no?

Allora ha vinto Veltroni. Nessuna sorpresa. Non aggiungo anche il mio commento alla pioggia di complimenti ed eccitazioni manifestate da tutti sulle oltre 3 milioni di persone che hanno partecipato alle primarie. Dico solo che nessun partito è mai nato in questo modo.  Al di là di questo, penso sia importante dire, a bocce ferme e a partita disputata, che le regole del gioco non mi sono sembrate giuste. O quantomeno non adeguate al grandissimo progetto che si vuole costruire.  Non mi sono piaciute soprattutto le liste bloccate, che non hanno consentito di esprimere la preferenza sui candidati delle varie liste. Non ho capito perché da un lato viene criticata la legge elettorale voluta da Calderoli e da tutti definita una porcata, e poi alle elezioni primarie del Partito democratico è stato utilizzato lo stesso meccanismo delle liste bloccate e dunque decise dalle segreterie dei partiti (almeno per quanto riguarda i sostenitori di Veltroni). Anche per questo ho scelto di non votare Veltroni, che pure stimo e ammiro.  E poi soprattutto non ho capito che primarie siano se si conosce già il vincitore. C’era un uomo come Pierluigi Bersani, ministro dello sviluppo economico e apprezzatissimo anche da tante persone lontane dalla politica. Eppure ha rinunciato a candidarsi per non urtare la sensibilità di Ds e Margherita.  Non capisco perché, ad esempio, sabato ad ascoltare a Forlì Enrico Letta candidato nazionale alla guida del Pd, non si sia fatto vivo nessun esponente delle altre liste! Lo stesso è accaduto quando a Forlì è venuto Dario Franceschini: nessun rappresentante (salvo rare eccezioni) dei “concorrenti”. Io personalmente ho partecipato ad entrambi gli incontri, pur avendo già chiaro chi avrei votato.  Non penso di aver fatto qualcosa di eccezionale, ma semplicemente di essere andato ad ascoltare l’opinione di un autorevolissimo esponente del futuro partito. A volte in questa campagna per le primarie (ma anche oggi, dopo lo scrutinio) mi è sembrato che si parlasse di partiti diversi: in realtà è lo stesso partito…

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