Primarie a Genova, vince chi non si divide

A Genova il candidato di Sel, Marco Doria, ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. Ha sconfitto due candidati del Pd, due donne: Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. La somma dei voti presi dalle due è superiore ai voti presi da Doria. Un altro insegnamento. Ora si prenda esempio da Milano, dove il film alle primarie fu lo stesso: speriamo che anche il finale sia il medesimo.

A Forlì record di donne in politica: così migliora la qualità della democrazia

Forlì è sulla ribalta nazionale grazie alla notizia che da noi c’è la più alta percentuale di donne impegnate in politica. Un dato positivo, ma non casuale.

Il primato di Forlì per la presenza di donne nella pubblica Amministrazione è un dato che sottolinea ulteriormente il grado di innovazione apportato dal Partito Democratico nel modo di interpretare l’impegno politico. Un impegno coerentemente assunto dalle amministrazioni locali e in particolare dalla giunta comunale di Forlì, pienamente condiviso anche all’interno del Partito Democratico forlivese, in cui la presenza femminile e quella maschile sono paritarie in ogni organismo del partito. Nel Coordinamento di segreteria, organismo ristretto che lavora assieme al segretario, non solo presenta un numero maggiore di componenti donne (5) rispetto agli uomini (4), ma contiene al suo interno tre ragazzi al di sotto dei 30 anni e due under 40.

Una linea sulla quale intendiamo continuare a lavorare, convinti che l’importanza della presenza paritaria tra uomini e donne in politica e nella pubblica amministrazione non sia solo un fatto ‘dovuto’, legato alle cosiddette “quote rosa”, ma un valore dato dalle capacità e dalle competenze che le persone scelte in questi organismi sanno apportare.

Marco Di Maio
Segretario territoriale Pd Forlì

Scandaloso decreto salvaliste per la destra. Ma niente elezioni a Bologna

«Il rispetto delle regole è una delle basi della democrazia: intervenire con un decreto per riammettere liste che non ne avevano i requisiti significa minare queste basi dietro al finto schermo del diritto di voto per milioni di italiani». Lo afferma Marco Di Maio, segretario territoriale del Partito democratico forlivese.

«È curioso notare come il decreto varato dal consiglio dei ministri venerdì sera venga venduto come un modo per consentire a milioni di italiani di esprimersi al voto quando, poche settimane fa a Bologna, di fronte ad una città che chiedeva di votare per eleggere il proprio sindaco contestualmente alle elezioni regionali di marzo, si è negato il diritto di voto nominando un commissario (che qualcuno nel centrodestra ha maldestramente definito un “podestà”). Allora si è detto che non c’erano i tempi per fare un decreto: questa volta, per riammettere nella competizione elettorale forze e candidati di centrodestra che pur candidandosi alla guida di regioni importanti non hanno avuto neppure l’accortezza di rispettare i regolamenti per la presentazione delle candidature, il tempo per il decreto si è trovato. Andando però oltre i confini della democrazia, del rispetto delle regole e dell’uguaglianza».

«Le regole, specialmente quelle che delimitano l’esercizio della democrazia – afferma ancora Di Maio – devono valere allo stesso modo per tutti. È grave piegare norme e principi in questo modo solo per favorire la propria componente politica: i tempi per fare un decreto che consentisse le elezioni a Bologna c’erano tutti, ma si è deciso di non procedere. Che i tempi ci fossero lo dimostra in modo eclatante la vicenda odierna: il decreto varato venerdì notte dal consiglio dei ministri è un affronto ai principi di uguaglianza e democrazia che sono i pilastri del nostro paese».

L’ultimo giorno da direttore

Il 30 dicembre è stato l’ultimo giorno in cui mi sono svegliato con lo stesso ruolo che per quasi 6 anni ha riempito di fatto gran parte delle giornate della mia vita: da oggi, infatti, non sono più il direttore responsabile di RomagnaOggi.it, del mio giornale, che ho fondato nel 2004 e che dal 2006 è la mia attività primarie. E’ un pezzo della mia vita, un pezzo della mia persona e un pezzo del mio cuore: che non se ne va, ma semplicemente si allontana

Una scelta doverosa, a cui stavo lavorando già da tempo, cioè da quando sono stato eletto in consiglio comunale a Forlì nel giugno scorso. Ho sempre ritenuto di essere capace di distinguere l’attività professionale da quella personale, e dunque il ruolo di direttore di un giornale dal mio impegno politico: penso di averlo fatto con buon esito, ma credo sia giusto e corretto dare un segnale di trasparenza e coerenza fugando ogni dubbio di possibili conflitti di interesse.

Ciò lo ritengo tanto più necessario nel momento in cui mi viene assegnata la responsabilità di essere il candidato unico e unitario alla segreteria del Partito democratico forlivese. Una responsabilità gravosa, ma estremamente stimolante, che ho deciso di accogliere con entusiasmo e con lo spirito tipico che si deve avere in questi casi: mettersi al servizio di un progetto più grande di noi, che riguarda un’intera collettività e non solo un partito. E al quale le generazioni più giovani non possono rimanere estranee e devono finalmente diventarne parte attiva.


Un servizio a cui ci si dedica con passione e dedizione, ma senza trascurare il proprio futuro, quello che ci si è costruiti con l’impegno e la fatica quotidiana: il proprio lavoro. E il mio lavoro in questi anni (pur tra difficoltà e momenti davvero brutti) mi ha regalato le
soddisfazioni più belle, quelle che fanno essere orgogliosi di sé e di ciò che, dal nulla, si è creato. Momenti di vera esaltazione, autentiche scariche di adrenalina. Migliaia di persone, oggi, leggono ciò che all’inizio sembrava miracoloso potesse essere letto da qualche decina di lettori. Separarsi da questa creatura, oggi non solo provoca un po’ di smarrimento, ma suscita anche una sincera e profonda commozione.


Non so cosa mi riserverà il 2010, ma so e garantisco che sarà un anno di grande impegno per costruire qualcosa di nuovo; con un pizzico di malinconia per quello che è stato, con una spinta enorme nel voler scoprire quel che sarà.

Ma è lo stesso partito o no?

Allora ha vinto Veltroni. Nessuna sorpresa. Non aggiungo anche il mio commento alla pioggia di complimenti ed eccitazioni manifestate da tutti sulle oltre 3 milioni di persone che hanno partecipato alle primarie. Dico solo che nessun partito è mai nato in questo modo.  Al di là di questo, penso sia importante dire, a bocce ferme e a partita disputata, che le regole del gioco non mi sono sembrate giuste. O quantomeno non adeguate al grandissimo progetto che si vuole costruire.  Non mi sono piaciute soprattutto le liste bloccate, che non hanno consentito di esprimere la preferenza sui candidati delle varie liste. Non ho capito perché da un lato viene criticata la legge elettorale voluta da Calderoli e da tutti definita una porcata, e poi alle elezioni primarie del Partito democratico è stato utilizzato lo stesso meccanismo delle liste bloccate e dunque decise dalle segreterie dei partiti (almeno per quanto riguarda i sostenitori di Veltroni). Anche per questo ho scelto di non votare Veltroni, che pure stimo e ammiro.  E poi soprattutto non ho capito che primarie siano se si conosce già il vincitore. C’era un uomo come Pierluigi Bersani, ministro dello sviluppo economico e apprezzatissimo anche da tante persone lontane dalla politica. Eppure ha rinunciato a candidarsi per non urtare la sensibilità di Ds e Margherita.  Non capisco perché, ad esempio, sabato ad ascoltare a Forlì Enrico Letta candidato nazionale alla guida del Pd, non si sia fatto vivo nessun esponente delle altre liste! Lo stesso è accaduto quando a Forlì è venuto Dario Franceschini: nessun rappresentante (salvo rare eccezioni) dei “concorrenti”. Io personalmente ho partecipato ad entrambi gli incontri, pur avendo già chiaro chi avrei votato.  Non penso di aver fatto qualcosa di eccezionale, ma semplicemente di essere andato ad ascoltare l’opinione di un autorevolissimo esponente del futuro partito. A volte in questa campagna per le primarie (ma anche oggi, dopo lo scrutinio) mi è sembrato che si parlasse di partiti diversi: in realtà è lo stesso partito…

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