Ma è lo stesso partito o no?

Allora ha vinto Veltroni. Nessuna sorpresa. Non aggiungo anche il mio commento alla pioggia di complimenti ed eccitazioni manifestate da tutti sulle oltre 3 milioni di persone che hanno partecipato alle primarie. Dico solo che nessun partito è mai nato in questo modo.  Al di là di questo, penso sia importante dire, a bocce ferme e a partita disputata, che le regole del gioco non mi sono sembrate giuste. O quantomeno non adeguate al grandissimo progetto che si vuole costruire.  Non mi sono piaciute soprattutto le liste bloccate, che non hanno consentito di esprimere la preferenza sui candidati delle varie liste. Non ho capito perché da un lato viene criticata la legge elettorale voluta da Calderoli e da tutti definita una porcata, e poi alle elezioni primarie del Partito democratico è stato utilizzato lo stesso meccanismo delle liste bloccate e dunque decise dalle segreterie dei partiti (almeno per quanto riguarda i sostenitori di Veltroni). Anche per questo ho scelto di non votare Veltroni, che pure stimo e ammiro.  E poi soprattutto non ho capito che primarie siano se si conosce già il vincitore. C’era un uomo come Pierluigi Bersani, ministro dello sviluppo economico e apprezzatissimo anche da tante persone lontane dalla politica. Eppure ha rinunciato a candidarsi per non urtare la sensibilità di Ds e Margherita.  Non capisco perché, ad esempio, sabato ad ascoltare a Forlì Enrico Letta candidato nazionale alla guida del Pd, non si sia fatto vivo nessun esponente delle altre liste! Lo stesso è accaduto quando a Forlì è venuto Dario Franceschini: nessun rappresentante (salvo rare eccezioni) dei “concorrenti”. Io personalmente ho partecipato ad entrambi gli incontri, pur avendo già chiaro chi avrei votato.  Non penso di aver fatto qualcosa di eccezionale, ma semplicemente di essere andato ad ascoltare l’opinione di un autorevolissimo esponente del futuro partito. A volte in questa campagna per le primarie (ma anche oggi, dopo lo scrutinio) mi è sembrato che si parlasse di partiti diversi: in realtà è lo stesso partito…

Pd, un piccolo atto di coraggio

E’ un periodo in cui sono molto impegnato e a stento riesco a fare tutte le cose che dovrei.. di conseguenza anche il blog resta un po’ indietro! Oggi, sabato pomeriggio, ho trovato il tempo di andare ad ascoltare Enrico Letta, il candidato alle primarie del Pd.  Un’esperienza interessante (non mi era mai capitato di ascoltare dall’inizio alla fine un suo discorso) anche per l’opportunità di incontrarlo personalmente e in forma riservata.

E’ arrivato a Forlì, alla fiera, senza scorta, in tenuta piuttosto sportiva, con grande disponibilità nei confronti dei suoi estimatori presenti.  Mi ha fatto certamente un’impressione diversa, più “familiare” rispetto a quella che avevo avuto ormai un mese fa a Santarcangelo di Romagna, quando ero stato ad ascoltare l’intervento di Veltroni. Walter era arrivato con un grappolo di scagnozzi attorno, accerchiato dalle guardie del corpo e con tre auto blu d’ordinanza.  

Mi rendo conto che si tratta di una valutazione piuttosto superficiala, ma, come noto, anche la forma è importante. Venendo al merito, di Enrico Letta apprezzo soprattutto una cosa: il coraggio che ha dimostrato di avere scendendo in campo. E’ sottosegretario alla presidenza del consiglio, uomo forte e fidato del premier Prodi, ottimi agganci nel mondo della politica e dell’economia: viene da dirsi chi gliel’ha fatto fare.  

Ma soprattutto chi gliel’ha fatto fare di schierarsi in alternativa a Walter Veltroni e tutta la nomenklatura di Ds e Margherita, che in massa si sono messi dalla parte del sindaco di Roma rinunciando a candidarsi  (come nel caso del ministro Bersani) per non urtare la sensibilità delle vecchie segreterie di partito.  Un atto di coraggio che credo meriti di essere premiato. Anche da chi sente simpatia per Veltroni pur essendo iscritto a Ds e Margherita.

Troppo spesso ci si dimentica che domenica 14 ottobre non si vota per un partito o un altro, per un sindaco o per un altro, per la destra o per la sinistra: si tratta di votare per dire sì alla nascita di un nuovo partito. Si tratta di avere un pizzico di coraggio per dimostrare che occorre qualcosa di nuovo. Ed io questo coraggio sento di averlo.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.