Giusto tenere la proprietà delle reti. Ora un consorzio di acquisto tra enti pubblici per risparmiare

Articolo in uscita nel prossimo numero di “Comune Aperto”

Tra le tante azioni compiute dall’Amministrazione comunale del sindaco Roberto Balzani nei suoi primi cinque mesi di attività, ce n’è una che merita una particolare attenzione ed una riflessione più approfondita. Si tratta della scelta compiuta dal nostro Comune di non cedere la proprietà delle reti del gas. Una scelta coraggiosa, compiuta di concerto con la vicina amministrazione comunale di Cesena e tutt’altro che scontata vista la scelta di segno opposto fatta, ad esempio, dalle vicine Ravenna, Ferrara, Faenza e Imola.

Non conferendo le proprie reti, Forlì ha ridotto la propria partecipazione all’interno di Hera Holding dal 2,02% all’1,96% (per effetto dell’aumento di capitale recentemente avvenuto). Tuttavia ha offerto un segnale ‘politico’ di autorevolezza dal valore ben più elevato rispetto alla quota societaria posseduta all’interno della multiutility, perchè pone la nostra città in una condizione di forza nei confronti di Hera maggiore rispetto al passato, soprattutto quando finalmente si arriverà alla liberalizzazione del mercato e dovranno essere svolte delle gare pubbliche per affidare l’utilizzo delle reti (con tutti i benefici che la concorrenza porta con sè).

E’ giusto privatizzare il servizio, ma è sbagliato privatizzare le infrastrutture, le reti, che sono un bene di tutti e devono rimanere pubbliche: esattamente come dovrebbe avvenire, ad esempio, per le reti della telefonia o di altri grandi servizi di vasto utilizzo.

Questa scelta è tanto più giusta ora che si profila l’obbligo di passare ai privati il 70% delle azioni delle multiutility pubbliche entro il 2012. A quella data, infatti, se oltre ai due terzi del capitale sociale anche le reti fossero di proprietà privata, allora per gli enti pubblici non ci sarebbe di fatto più alcuna possibilità concreta per influenzare le scelte strategiche e di investimento di Hera.

Accanto a queste considerazioni, vi è anche quella che porta di fatto ad una revisione dei rapporti tra l’Amministrazione comunale forlivese ed Hera, ma più in generale (visto che la stessa scelta è stata compiuta anche da Cesena) tra il territorio provinciale e la multiutility. Potendo ‘trattare’ da una posizione di maggior autorevolezza, le nostre istituzioni potranno sfruttare questo valore aggiunto anche sugli altri ambiti che riguardano le relazioni con Hera, a cominciare dalla questione tariffaria, di assoluta urgenza di fronte all’opprimente peso della crisi economica su famiglie e imprese (nei confronti delle quali sindacati e associazioni di categoria chiedono una maggior ‘sensibilità’ anche in ambito locale).

Infine l’avvio di una politica territoriale che vede Forlì protagonista assieme a tutto il comprensorio forlivese e a quello cesenate (peraltro brillantemente avviata sull’area vasta sanitaria, sull’emergenza dell’edilizia residenziale pubblica e sullo sviluppo dell’università, solo per citare tre ambiti) può aprire la strada anche ad altre scelte lungimiranti.

Paiono maturi i tempi, dunque, per cercare di dar vita tra tutti gli enti pubblici provinciali (che oltre ad essere azionisti sono anche ‘clienti’ di Hera) ad una sorta di ‘consorzio d’acquisto’ che, forte della sommatoria di tutti i singoli consumi prodotti da ogni ente locale, sia in grado di aprire un negoziato con Hera che porti all’applicazione di tariffe più vantaggiose per i ‘clienti’ aderenti al consorzio (cioè le tariffe che di norma vengono applicate ai grandi clienti della multiutility): un’azione virtuosa che consentirebbe di risparmiare risorse utili per essere re-investite a favore dell’abbattimento delle tariffe per le famiglie in difficoltà o per altri interventi di interesse pubblico.

Marco Di Maio

Sgabanaza assessore: non è una barzelletta, è tutto vero

bertaccini-sgabanaza-250.jpgNo, non è una barzelletta. Sgabanaza, il popolare comico dialettale romagnolo, è diventato un assessore comunale. Pier Giuseppe Bertaccini, questo il suo nome all’anagrafe, lo ha fatto nonostante nel 2004, ai tempi delle ultime elezioni comunali, si fosse presentato in alternativa all’attuale sindaco Nadia Masini.

 
Poi dal giorno dopo l’elezione in consiglio comunale a capo della sua lista “Nuova Romagna” (forte di un consenso superiore al 4% con il quale sperava di costringere al ballottaggio il centrosinistra per poi andare a trattare sull’appoggio al sindaco Masini) ha cominciato una lunga traversata del deserto che si è conclusa lunedì con l’approdo nel centrosinistra.

 
Nel frattempo il suo movimento, fondato nel 2004 per candidarsi alla guida del Comune, nel 2005 ha detto sì a Giuliano Pedulli, allora segretario dei Ds e candidato alle regionali. Un appoggio che non portò fortuna a Pedulli, che non riuscì a guadagnarsi il posto da consigliere regionale, battuto da Damiano Zoffoli e Paolo Lucchi.

 
Dopo quell’appoggio, Bertaccini e il suo movimento ha continuano ad ammiccare nei confronti dell’Ulivo e della maggioranza di centrosinistra, votando a favore di numerosi provvedimenti. Poi a fine 2007 e inizio 2008 l’accelerazione, fino quasi all’ingresso nel Partito democratico, che per ora è esclusa.

 
Infine l’assessorato assegnatogli da Nadia Masini, con deleghe a
“Finanza di progetto e contratti gare e acquisti”, Progetto di riordino delle forme associative tra enti locali” e “Coordinamento col terzo settore e col volontariato”. L’ingresso di Bertaccini (che in passato è stato anche direttore della Banca di Forlì) nel centrosinistra viene giustificato con una “condivisione” del programma del sindaco e con un “mutato quadro politico”.

 
A mio avviso la giustificazione non regge: se fossi un elettore di ‘Nuova Romagna’ mi sentirei poco soddisfatto di questa svolta che sembra puzzare un po’ di bruciato. Infatti a dicembre i Verdi sono usciti dalla maggioranza e probabilmente nel 2009, alle elezioni amministrative, gli ambientalisti decideranno di correre da soli (forse assieme al Clan-Destino) così come faranno probabilmente anche i Comunisti italiani. Il Pri si è diviso e una parte consistente di esso è passato nel centrodestra.

 
Insomma, il centrosinistra per vincere ha bisogno di forze nuove, capaci di sostituire quei consensi destinati a finire altrove. Forze che evidentemente per garantire il loro appoggio chiedono una contropartita.

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