Pendolari come bestiame e pure sfottuti
febbraio 16, 2012 Lascia un commento
Non mi capita spesso di viaggiare in treno, non più di 3-4 volte al mese. Ogni volta è sempre una sorpresa. Mentre sulle tratte velocità, Frecce rosse e argento, tutto sommato le cose filano via lisce, il dramma è su tutte le altre tratte. In questi giorni con la scusa del maltempo se ne vedono di tutti i colori.
Stamattina dalla stazione di Forlì un treno regionale è stato soppresso, stipando all’inverosimile il successivo, preso d’assalto dai chi aveva già intenzione di prendere il treno delle 8.13 (comunque in ritardo di 10 minuti) per Bologna e da quello che avrebbero dovuto prendere il successivo.
Al netto di tutte le considerazioni che si possono e si devono fare sul fatto che se si parla di sviluppo bisogna mettere dei soldi anche per potenziare la rete ferroviaria locale, oltre che l’alta velocità, prima di tutto bisogna avere rispetto delle persone.
Chi si alza ogni mattino alle 6 per prendere un treno e andare a lavorare o studiare, cosi come chi lo fa meno frequentemente per il medesimo motivo, si sente mortificato di fronte a ritardi e cancellazioni motivate da “ragioni meteorologiche” come rispondono gli operatori in stazione: perché non nevica da quattro giorni, anzi, da quattro giorni c’è un bel sole. Certo, la neve è ovunque, del resto solo a Forlì ne è scesa per oltre un metro e mezzo (158 cm secondo Arpa), ma come si possono prendere in giro così sfacciatamente gli utenti?
Qualsiasi altra azienda che avesse un comportamento del genere con i propri clienti verrebbe colpita da un calo drastico di vendite. Per Ferrovie dello Stato ciò non avviene, perché opera in regime di monopolio. Allora le soluzioni sono due: o si investono soldi (non in stipendi, ma in treni nuovi e infrastrutture) oppure si liberalizza il mercato anche dei collegamenti regionali. Così la situazione é da Paese del cosiddetto “Terzo Mondo”, al quale ci stiamo sempre più avvicinando.

Articolo in uscita nel prossimo numero di “Comune Aperto”
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