Almeno una volta, almeno oggi, rispettatelo

Sulla morte di Enzo Biagi, riporto questo passaggio di un articolo pubblicato su IlSole24ore.com: 

Silvio Berlusconi, da parte sua, ha preferito «al di là delle vicende che ci hanno qualche volta diviso», rendere «omaggio ad uno dei protagonisti del giornalismo italiano cui sono stato per lungo tempo legato da un rapporto di cordialità che nasceva dalla stima». 

Dalla Adnkronos, su Yahoo.com, invece: 

”Esprimo il mio sincero cordoglio anche per una ragione familiare, una ragione che e’ privata”. Con queste parole il presidente di An Gianfranco Fini, ha commentato la scomparsa di Enzo Biagi. 

Una vicenda che ho trovato descritta qui e che riporto raccontata dalle parole dello stesso Enzo Biagi 

Il primo viaggio a Roma, 1933. Ho vinto un concorso di religione e sono stato ricevuto dal Papa Pio XI, con altri ragazzi. Ero cresciuto in un circolo parrocchiale, giocavamo a football. A questo proposito ti racconto che un giorno, prima di un collegamento televisivo, l’onorevole Fini mi ha portato i saluti di suo padre. Io l’ho ringraziato e gli ho risposto, sa, onorevole Fini, quando Longanesi sull’Assalto scriveva: “meglio un balilla di dieci chierici” suo padre ed io giocavamo a football nella squadra dei chierici. 

Allora, vista questa profonda stima, come mai nessun esponente di centrodestra ha ritenuto opportuno rendere omaggio ad Enzo Biagi, ad un uomo che ha rappresentato un punto di riferimento per tantissimi italiani, di destra, centro e sinistra? Un uomo che aveva un solo ‘difetto’: dire sempre ciò che pensava, con schiettezza, senza arzigogoli, con chiarezza. Una chiarezza che faceva paura. 

E concludo non con le mie, ma con le parole del cardinale Ersilio Tonini:

“Coloro che tempo fa l’hanno messo via, oggi (il giorno dei funerali, ndr) avrebbero dovuto essere presenti perché si sarebbero resi conto che hanno sbagliato”.

Addio a Enzo Biagi: il vento ha spazzato via un’altra preziosa foglia

La morte di Enzo Biagi mi ha colpito profondamente. Lo consideravo e lo considero tuttora, un personaggio immortale. Un pilastro, un punto di riferimento, un esempio da seguire in ogni cosa e in ogni forma. Su di lui oggi, in questo giorno così triste, si sprecano i commenti di apprezzamento e dolore. Non voglio unirmi a questo coro ma soffermarmi su una frase che lui stesso ha detto due giorni fa, il 4 novembre, evidentemente consapevole di quanto stava per accadergli.  

“Mi sento come le foglie su un albero in autunno” e dopo una pausa ha aggiunto “ma tira un forte vento”. E’ la risposta che Enzo Biagi ha dato a un’infermiera che gli chiedeva come si sentisse. E’ una frase che Biagi ha preso in prestito da Giuseppe Ungaretti, l’autore del celebre verso  “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.  Una figura che ancora una volta ha dimostrato la grande umiltà, la serenità e la pacatezza di Biagi, e sulla quale proprio in queste settimane ho riflettuto anche io.

In quel verso di Ungaretti c’è tutto il senso della precarietà della nostra esistenza e di come, in effetti, essa possa cambiare da un momento all’altro, nel giro di pochissimo tempo.  Spesso non ce ne rendiamo conto fino al giorno in cui arriva una folata di vento a spazzare via una di quelle foglie alle quali eravamo affettuosamente legati e che ci eravamo illusi potessero non cadere mai.

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