Servizi educativi d’infanzia. A Forlì scelte di qualità

A Forlì abbiamo approvato una importante convenzione con i privati per dare risposta al bisogno di posti negli asili nido della città. Grazie a questa convenzione, a Forlì si dà risposta al 100% della domanda: un primato nazionale. Su questo argomento, di cui abbiamo discusso oggi in consiglio comunale, ho detto alcune cose. Di seguito il comunicato.

L’approvazione della convenzione tra Comune di Forlì e gestori privati per il sostegno ai nidi d’infanzia e alle famiglie, arrivata all’unanimità dal consiglio comunale di giovedì 1 aprile, è un fatto importante per la città di Forlì. Su questo tema interviene Marco Di Maio, consigliere comunale e segretario territoriale del Partito democratico forlivese.

«È un fatto importante, perché consente di ampliare con forza la capacità di rispondere alla domanda delle famiglie. I servizi educativi per l’infanzia – sottolinea Di Maio – sono già un’eccellenza a livello regionale e nazionale, in coerenza con la logica di sussidiarietà che ha ispirato questo provvedimento, molto importante anche perché rappresenta un forte segnale politico unitario, di fronte ad una necessità così rilevante espressa dalla città».

«Resta assodato – aggiunge Di Maio – che si tratta di un servizio pubblico gestito da privati ma comunque pubblico, e che quindi deve avere (ad avrà) tutte le caratteristiche di qualità ed equità di accesso che sono proprie dei servizi pubblici, e in particolare di quelli erogati dal Comune di Forlì».

«In carenza di risorse pubbliche e di fronte ad un privato sociale di alto profilo che opera nel nostro territorio – fa notare Di Maio – la scelta del Comune di Forlì conferma che, di fronte a temi di questa sensibilità, non si lavora da soli ma si collabora con soggetti che fanno della qualità un assioma fondamentale».

«I servizi educativi – conclude Di Maio – sono basilari per costruire quella comunità armonica e più integrata tra culture diverse. Questo è uno dei grandi obiettivi che nei prossimi anni l’Amministrazione comunale e il centrosinistra forlivese vogliono raggiungere. La convenzione approvata va in questa direzione, ed è importante che tutte le forze politiche abbiano condiviso la scelta operata dalla giunta comunale e dal sindaco Roberto Balzani».

Ufficio Stampa Pd forlivese

A chi serve la Regione Romagna? Non ai romagnoli

Periodicamente torna nel dibattito locale il tema della Regione Romagna: nonostante l’imminente scadenza delle elezioni regionali di marzo, è opportuno affrontare la riflessione su questo tema con un approccio privo di una facile speculazione da campagna elettorale. E ciò è possibile se affrontiamo questo dibattito chiedendoci: cosa serve davvero ai romagnoli? Cosa ci serve per affrontare in modo più incisivo ed efficace le sfide che il futuro ci pone di fronte?

Oggi, in una fase di crisi economica e di enormi difficoltà come quella che si sta manifestando anche e soprattutto nelle realtà locali, la priorità che dobbiamo darci è quella di fare ogni sforzo per mantenere quei livelli di assistenza e qualità dei servizi che ci rendono uno dei territori più avanzati non solo in Italia, ma in Europa: e di dare a questo assetto una prospettiva di consolidamento e incremento.

In un mondo in cui la globalizzazione impone ai governi di tutto il mondo di affrontare le sfide dello sviluppo e della crescita con un respiro di ampiezza sovranazionale, in cui la complessità dei problemi, anche in ambito locale, è tale da rendere impensabile pensare di risolverli in modo strutturale contando solo sulle proprie forze, risulta difficile pensare che sia staccandosi da una Regione tra le più avanzate d’Europa che possiamo affrontare al meglio le sfide dei prossimi decenni.

Sfide che riguardano la nostra capacità di interpretare e governare i grandi mutamenti sociali, economici e culturali che stiamo attraversando, la costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico capace di andare oltre quelli tradizionali e allo stesso tempo coniugare l’esigenza di investire in nuove tecnologie con quella prioritaria della sostenibilità ambientale di questo nuovo modello, un’emergenza di cui anche gli enti locali, per la propria parte, si devono fare carico, in un quadro di interventi che non sia solo quello del proprio comune e provincia.

Abbiamo bisogno di affrontare questi temi con un approccio che faccia un salto in avanti e che superi i campanili con i quali troppo spesso nella diverse città romagnole vengono affrontati i problemi che ci riguardano: istituzionalizzare la Regione Romagna significherebbe andare nella direzione opposta, cristallizzando la lotta tra i campanili (pensiamo a cosa succederebbe per esempio solo per individuare, banalmente, il capoluogo di questa nuova regione) e non facendo un buon servizio al bene della collettività. E’ importante non dimenticare che alcune delle scelte storicamente più importanti per il territorio forlivese e romagnolo (diga di Ridracoli e Università in primis) non sarebbero state possibili senza il coinvolgimento di tutti gli enti locali romagnoli e senza l’apporto determinante della Regione.

Una identità romagnola, seppur dinamica e con innumerevoli declinazioni, esiste e va assolutamente valorizzata: allo stesso modo esistono altre decine di identità sub-regionali in un paese fatto di Comuni e contrade come l’Italia. Ora la domanda è: cosa accadrebbe se, oltre a quella romagnola, dovessimo rispondere con una Regione per ciascuna di queste sub-identità? Avremmo non solo la totale ingovernabilità e la netta contraddizione rispetto ad un’esigenza di semplificazione che anche l’attuale Governo nazionale sottolinea, ma anche un considerevole appesantimento del costo della politica che tutti noi vorremmo, invece, veder diminuire a favore di una maggior disponibilità di risorse da investire a favore di famiglie e imprese.

La proposta di un referendum sul tema della Regione Romagna, non ci vede contrari a priori; ma occorre essere chiari su questo. Perchè se da un lato è più che condivisibile chiedere al popolo emiliano-romagnolo di esprimersi con un referendum, dall’altro non si può pretendere di farlo esprimere solo a decisione già avvenuta. Non si può, cioè, pensare di imporre con una legge costituzionale la nascita di una nuova Regione (con relativi ulteriori costi e aggravi istituzionali) senza consultare preventivamente i cittadini interessati, ma chiamandoli ad esprimersi solo per confermare una scelta assunta a Roma.

Non è questo il genere di autonomia dei territori di cui abbiamo bisogno: l’autonomia che servirebbe, ad esempio, sarebbe quella di cui potrebbero beneficiare amministrazioni locali virtuose come quelle romagnole che, pur avendo disponibilità liquida in cassa pronta per essere investita, non possono spenderla perchè si chiede agli oltre 8mila Comuni d’Italia di contribuire al risanamento dei conti pubblici in modo sconsiderato rispetto alle loro effettive responsabilità. A fronte di un peggioramento di 20 miliardi di euro nel 2008 dell’intero deficit della Pubblica amministrazione, quello dei Comuni si e’ invece ridotto di oltre 1,2 miliardi di euro. Cioè mentre a Roma il debito saliva in modo sconsiderato, nelle amministrazioni locali (spesso additate come primaria fonte di spreco) esso scendeva sensibilmente.

E’ chiaro, allora, che mentre in linea teorica si proclama l’autonomia dei territori, nella pratica la si mortifica imponendo sacrifici ingiustificati alle autonomie locali, concedendo peraltro deroghe discutibili e ingiustificate ad alcuni Comuni dal bilancio tutt’altro che virtuoso (emblematici i casi di Catania e Roma). Non è questo il modello di federalismo che ci aspettiamo e non è questa l’autonomia di cui i territori hanno bisogno.

La sfida vera a cui non dobbiamo sottrarci, dunque, è quella di rendere più competitivo il nostro territorio romagnolo all’interno della Regione Emilia-Romagna; di attuare una politica di area vasta non solo in ambito sanitario ma su tutte le sfere che riguardano la vita e lo sviluppo delle nostre città. Elevando il livello del dibattito ad una dimensione romagnola sulle infrastrutture, sulla pianificazione, sulla logistica sugli aeroporti, sulle fiere, sui grandi eventi culturali, sulla promozione del ‘prodotto Romagna’ con un unico marchio che valorizzi le peculiarità della nostra terra e non frazionandolo in mille rivoli.

Ed elaborando su questi temi proposte comuni che vedano coalizzate attorno e a sostegno di esse tutte le forze istituzionali, sociali ed economiche. Pensare di poter vincere questa sfida al di fuori del contesto di una Regione tra le più avanzate d’Europa, è un’illusione che può durare per lo spazio di una campagna elettorale. E rafforzare questa ipotesi prendendo ad esempio il ‘modello’ del Molise (che nel 1963 si distaccò dall’Abruzzo creando una nuova regione) non offre certo una prospettiva migliorativa per le nostre realtà

Solo se avremo questa forza di ragionare del territorio romagnolo come di un unico agglomerato, una convinzione che deve essere intrinseca nella volontà di chi governa e opera sul territorio romagnolo e che non deriva dalla semplice nascita di una nuova, piccola Regione, riusciremo davvero a dare valore e forma compiuta ad una identità romagnola e a far valere la nostra forza sullo scacchiere regionale. Questa è la sfida prioritaria che Forlì deve fare propria, assieme al suo comprensorio, nei prossimi anni.

Riparte il consiglio comunale: Regione Romagna al centro

Dopo la pausa per le festività riprende l’attività politica. E una stagione molto intesa che culminerà il 28 marzo con le elezioni regionali. Lunedì 11 gennaio torna riunirsi il consiglio comunale a Forlì: tra i punti in programma anche la discussione di un ordine del giorno sulla proposta di referendum per istituire la Regione Romagna. La seduta si potrà seguire in diretta video dalle 15.30.

L’ultimo giorno da direttore

Il 30 dicembre è stato l’ultimo giorno in cui mi sono svegliato con lo stesso ruolo che per quasi 6 anni ha riempito di fatto gran parte delle giornate della mia vita: da oggi, infatti, non sono più il direttore responsabile di RomagnaOggi.it, del mio giornale, che ho fondato nel 2004 e che dal 2006 è la mia attività primarie. E’ un pezzo della mia vita, un pezzo della mia persona e un pezzo del mio cuore: che non se ne va, ma semplicemente si allontana

Una scelta doverosa, a cui stavo lavorando già da tempo, cioè da quando sono stato eletto in consiglio comunale a Forlì nel giugno scorso. Ho sempre ritenuto di essere capace di distinguere l’attività professionale da quella personale, e dunque il ruolo di direttore di un giornale dal mio impegno politico: penso di averlo fatto con buon esito, ma credo sia giusto e corretto dare un segnale di trasparenza e coerenza fugando ogni dubbio di possibili conflitti di interesse.

Ciò lo ritengo tanto più necessario nel momento in cui mi viene assegnata la responsabilità di essere il candidato unico e unitario alla segreteria del Partito democratico forlivese. Una responsabilità gravosa, ma estremamente stimolante, che ho deciso di accogliere con entusiasmo e con lo spirito tipico che si deve avere in questi casi: mettersi al servizio di un progetto più grande di noi, che riguarda un’intera collettività e non solo un partito. E al quale le generazioni più giovani non possono rimanere estranee e devono finalmente diventarne parte attiva.


Un servizio a cui ci si dedica con passione e dedizione, ma senza trascurare il proprio futuro, quello che ci si è costruiti con l’impegno e la fatica quotidiana: il proprio lavoro. E il mio lavoro in questi anni (pur tra difficoltà e momenti davvero brutti) mi ha regalato le
soddisfazioni più belle, quelle che fanno essere orgogliosi di sé e di ciò che, dal nulla, si è creato. Momenti di vera esaltazione, autentiche scariche di adrenalina. Migliaia di persone, oggi, leggono ciò che all’inizio sembrava miracoloso potesse essere letto da qualche decina di lettori. Separarsi da questa creatura, oggi non solo provoca un po’ di smarrimento, ma suscita anche una sincera e profonda commozione.


Non so cosa mi riserverà il 2010, ma so e garantisco che sarà un anno di grande impegno per costruire qualcosa di nuovo; con un pizzico di malinconia per quello che è stato, con una spinta enorme nel voler scoprire quel che sarà.

Il teatrino della politica: immondizia in Consiglio per ‘difendere’ il Natale

Aprigliano consegna la sporta a Balzani (tratta da RomagnaOggi.it)

A Forlì è in corso da qualche settimana un furioso dibattito attorno alla scelta dell’Amministrazione comunale di non realizzare un grande albero di Natale in senso classico al centro della piazza, ma di realizzare al suo posto una serie di trenta alberelli addobbati da alcuni bambini con materiale derivante dal riciclo di rifiuti. Una scelta contestata e la protesta nei confronti della quale è sfociata lunedì in un gesto eclatante di Francesco Aprigliano, capogruppo della Lega nord.

Aprigliano ha consegnato al sindaco una sporta con all’interno alcune bottiglie di plastica vuote per darlo a sua volta ai bambini che intendono arricchire gli alberi di piazza Saffi. Roberto Balzani gli è corso incontro per ricevere il singolare regalo natalizio e tutto si è risolto nello scambio di una vigorosa stretta di mano, sorrisi e flash dei fotografi.

Al di là del giudizio sulla scelta di non fare l’albero di Natale ‘tradizionale’, resta da capire se questi episodi che vengono messi in scena all’interno del consiglio comunale, cioè della massima assemblea civica, quella scelta dai forlivesi con l’esercizio democratico per antonomasia (il voto alla lista e la preferenza alla persona), siano davvero utili per il dibattito cittadino.

Il mio modesto parere mi spinge a catalogare tali gesti come ulteriori colpi che vengono inferti alla credibilità della politica e delle nostre istituzioni, nei confronti delle quali la considerazione dei cittadini è già scesa ai minimi storici. Qualcuno può definire questa posizione troppo “bacchettona”; ma per quanto simpatico possa essere considerato il gesto di Aprigliano, non andava comunque compiuto in una sede come il Consiglio comunale, dove tra l’altro pochi minuti prima l’assemblea aveva votato all’unanimità un documento in cui si riprendevano gli inviti del Presidente Giorgio Napolitano a tenere bassi i toni del confronto politico dopo l’aggressione a Berlusconi.

La sobrietà, specialmente in questa fase storica in cui crisi economica, crisi di valori, crisi sociale, crisi ambientale si sommano in un mix molto pericoloso, dovrebbe essere la stella polare che guida ogni gesto dei rappresentanti dei partiti e delle istituzioni. Si può anche guadagnare l’apertura dei giornali con queste rappresentazioni teatrali, ma quale messaggio comunichiamo ai cittadini? Quale esempio trasmettiamo? Quale testimonianza dell’impegno “per il bene di tutti” viene offerta agli elettori?

Consiglio comunale a Forlì, si torna a parlare dell’ipermercato

Lunedì 14 dicembre si riunisce nuovamente il consiglio comunale. Un ordine del giorno ricco, come sempre, di interrogazioni e interpellanze, ma anche di un argomento importante come quello dell’ipermercato di Pieveacquedotto, i cui lavori dovrebbero partire in primavera. Prevista anche la discussione su due ordini del giorno riguardanti il crocifisso e l’ora di religione nelle scuole.

Sarà possibile seguire la diretta della seduta del consiglio dalle 15.30 sul sito web dell’Amministrazione.

Consiglio comunale del 9 novembre: si parla anche di Aeroporto

Oggi, lunedì 9 novembre, si riunisce il Consiglio comunale (ore 15.30, in Municipio). Tanti gli argomenti all’ordine del giorno, soprattutto interrogazioni, interpellanze e question time. Ma ci sono anche alcune delibere importanti, tra cui una che riguarda Seaf (l’aeroporto di Forlì) e ordini del giorno sul progetto “Volare” e sull’ora di religione nelle scuole pubbliche. Tra le interrogazioni ce n’è anche una che avevo presentato oltre un mese fa sul riordino del trasporto scolastico (che chiedeva la revisione di tutti i punti di salita e discesa dei bambini) che peraltro è stata pienamente accolta.

La seduta del consiglio comunale potrà essere seguita in diretta streaming sul sito del Comune.

> L’ordine del giorno completo

Cervese, rotonda di Carpinello: via ai lavori entro la primavera 2010

Entro la prima parte del 2010 partiranno i lavori per la rotonda all’incrocio tra le vie Cervese, Brasini e Del Bosco a Carpinello. Lo ha affermato l’Amministrazione comunale lunedì in consiglio comunale rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere comunale Marco Di Maio. Il vice sindaco Giancarlo Biserna ha risposto ricordando che la Provincia, che ha la titolarità dell’intervento, procederà all’avvio dell’opera entro la primavera, “anche con l’appoggio del Comune che, a titolo di garanzia, ha messo a bilancio per il 2010 300mila euro da destinare a quella realizzazione”.
L’interrogazione presentata da Di Maio riguardava più complessivamente tutta l’area della Cervese e poneva l’accento sull’esigenza di compiere alcuni interventi di messa in sicurezza dell’arteria anche nell’attraverso dei centri abitati (con attraversamenti pedonali, adeguata segnaletica, piste ciclabili). A questo proposito il vice sindaco con delega ai Lavori pubblici, Giancarlo Biserna, ha fatto presente che “sono disponibile fin da ora ad un incontro con i comitati di quartiere per mettere a punto la strategia più rispondente, compatibilmente con le risorse disponibili, alle esigenze del territorio e intervenire nel modo più efficace possibile”.
Il consigliere comunale Marco Di Maio si è già attivato con la Circoscrizione 3 per coinvolgere i Comitati di quartiere interessati e organizzare al più presto un tavolo di confronto con l’Amministrazione per mettere a punto i primi urgenti interventi di messa in sicurezza dei centri abitati attraversati dalla Cervese.

Entro la prima parte del 2010 partiranno i lavori per la rotonda all’incrocio tra le vie Cervese, Brasini e Del Bosco a Carpinello. Lo ha affermato l’Amministrazione comunale lunedì in consiglio comunale rispondendo ad un’interrogazione presentata dal consigliere comunale Marco Di Maio. Il vice sindaco Giancarlo Biserna ha risposto ricordando che la Provincia, che ha la titolarità dell’intervento, procederà all’avvio dell’opera entro la primavera, “anche con l’appoggio del Comune che, a titolo di garanzia, ha messo a bilancio per il 2010 300mila euro da destinare a quella realizzazione”.

L’interrogazione presentata da Di Maio riguardava più complessivamente tutta l’area della Cervese e poneva l’accento sull’esigenza di compiere alcuni interventi di messa in sicurezza dell’arteria anche nell’attraverso dei centri abitati (con attraversamenti pedonali, adeguata segnaletica, piste ciclabili). A questo proposito il vice sindaco con delega ai Lavori pubblici, Giancarlo Biserna, ha fatto presente che “sono disponibile fin da ora ad un incontro con i comitati di quartiere per mettere a punto la strategia più rispondente, compatibilmente con le risorse disponibili, alle esigenze del territorio e intervenire nel modo più efficace possibile”.

Il consigliere comunale Marco Di Maio si è già attivato con la Circoscrizione 3 per coinvolgere i Comitati di quartiere interessati e organizzare al più presto un tavolo di confronto con l’Amministrazione per mettere a punto i primi urgenti interventi di messa in sicurezza dei centri abitati attraversati dalla Cervese.

La ‘prima’ in consiglio comunale: l’emozione e il brivido di esserci.

marco-figurinaLunedì 13 giugno 2009: una data storica per me. Da oggi, infatti, sono a tutti gli effetti un consigliere comunale della mia città, Forlì, e grazie al voto di 587 cittadini (più il mio ovviamente) avrò il privilegio per cinque anni di impegnarmi all’interno della principale assemblea cittadina.

Entrare nell’aula e prendere posto nel mio seggio, è stata un’emozione: può sembrare una banalità, ma sedersi lì mi ha fatto sentire tutto il peso della responsabilità e delle attese che mi accompagneranno per i prossimi anni. Ho sempre avuto una grandissima considerazione delle istituzioni, specialmente per la loro storia e il loro enorme significato simbolico, e oggi poterne far parte rappresenta un privilegio di cui non avrei mai pensato di poter godere.

Nella prima seduta, quindi, ho subito avvertito l’esigenza di prendere la parola e di evidenziare il privilegio che tanti cittadini hanno regalato a me e agli altri consiglieri con le loro preferenze. Questi cittadini saranno il mio primo riferimento, coloro ai quali dover rendere conto dell’attività svolta. L’attenzione, ho aggiunto, deve essere rivolta a chi non vede il proprio voto rappresentato in aula (quelli date alle liste che non hanno raggiunto il quorum) e soprattutto a quella fetta consistente di forlivesi (quasi un quarto degli elettori) che ha scelto di non andare a votare. Voce e attenzione dobbiamo darla anche ai rappresentanti delle associazioni economiche e sindacali, ma più in generali alla società civile che vede nel consiglio comunale il primo riferimento per il dibattito sul futuro della nostra città.

Riavvicinare queste persone alle istituzioni e alla politica è una delle sfide che ci dobbiamo porre e che passa inevitabilmente dal coinvolgimento della periferia nell’azione amministrativa. Noi siamo stati, siamo e saremo sulle strade dei nostri quartieri ad ascoltare queste persone, a cercare di coinvolgere, a raccogliere le loro istanze: e le porteremo in consiglio comunale, per portare al centro le questioni della periferia.

Infine ho ritenuto doveroso rivolgere un ultimo pensiero ad una persona che oggi avrebbe potuto essere seduta in consiglio comunale ma a cui il destino ha negato questa possibilità; un mio coetaneo, Luca Missiroli. Nel suo ricordo e in quello di tutte le vittime della strada, il Consiglio, la giunta e l’amministrazione comunale devono assumere come prioritaria la battaglia per la sicurezza stradale, che è prima di tutto una battaglia culturale e di senso civico. E’ stata un’emozione unica, indescrivibile, senza precedenti, vedere che tutte le persone presenti hanno voluto accogliere questo ricordo e questo appello alla memoria alzandosi in piedi e con un lungo applauso.

Durante la seduta si è svolto il giuramento solenne del sindaco a seguito di cui è avvenuta una breve illustrazione delle sue linee di programma; abbiamo anche scelto il nuovo presidente del consiglio e il suo vice: sono stati eletti all’unanimità Paolo Ragazzini (Pd) alla presidenza, e Paola Casara (Lega Nord) nel ruolo di vice.

Spero che la nuova avventura che è cominciata possa regalarmi altre emozioni forti come quelle vissute oggi: che ripagano in gran parte tutti gli sforzi, i sacrifici e le fatiche di tre mesi vissuti a tutta, senza mai tirare il fiato.

> LE FOTO DELL’INSEDIAMENTO

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