
Il ministro Maroni pronto a intervenire per 'regolare' la rete
C’è un settore dell’informazione, frequentato ogni giorno da milioni di persone, che di fatto non esiste per la legislazione italiana: è il mondo dell’informazione on-line. Dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi il Governo ha annunciato di voler mettere mano ad una regolamentazione di internet.
Da più parti si sono levate voci di dissenso: attendiamo di sapere cosa e come il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, vuole intervenire sull’argomento. Nel frattempo è bene ricordarsi che oggi se un lettore di un quotidiano on-line scrive un commento che qualcuno può ritenere violento (e qui bisogna capire dove sta il limite tra il violento e il non violento, che in alcuni casi può essere molto labile e troppo discrezionale) l’editore e il direttore responsabile di quel quotidiano, rispondono personalmente in sede civile e penale.
Lo stesso può accadere, come già avvenuto, se la presunta ingiuria, diffamazione o ‘violenza’ viene commessa in uno spazio interno al giornale in cui sono presenti gli annunci per l’acquisto o la vendita di prodotti: un associato ad Anso, infatti, si è ritrovato con una querela a proprio carico e a carico del direttore responsabile per un annuncio pubblicato in una bacheca di questo genere.
La legislazione corrente non tiene conto in nessun modo delle peculiarità che riguardano i quotidiani on-line, che sono trattati alla stregua della carta stampata in tutto e per tutto, tranne ovviamente alla possibilità di accedere ai contributi pubblici.
Non si tiene conto della possibilità degli utenti di partecipare con propri contenuti all’attività dei giornali; non si tiene conto dalla rintracciabilità di tutto l’archivio, per cui una persona che tre anni fa è stata arrestata e oggi è stata scagionata per qualche reato, facendo una ricerca su internet si può trovare ancora associata alla notizia di quel reato. Di casi come questo i quotidiani on-line ne devono affrontare a decine ogni giorno. Da nessuna parte è chiaro come ci si deve comportare.
Quel che è certo, però, è che in molti di questi casi sono gli editori e direttori dei quotidiani on-line a pagare il vuoto legislativo che si è creato, essendo paragonati ai colleghi della carta stampata. Non mi pare giusto, soprattutto se è vero, come è vero, che la rete è il luogo del pluralismo per antonomasia e soprattutto se l’autore di un blog o di un sito di informazione non professionale può scrivere ciò che vuole (giustamente) e invece un giornale costruito con la fatica, l’impegno e gli investimenti economici di chi ci crede, deve fare attenzione alle virgole altrimenti rischia di finire sotto la scure giudiziaria.
Il Governo stia attento a mettere mano alla Rete: lo faccia con la massima delicatezza perchè il rischio è quello di frenare l’ultimo vero motore di libertà che è rimasto. Faccia qualcosa, però, per evitare che la libertà non sia appiattimento, che chi fa informazione per professione su internet, sia nelle condizioni di farlo senza essere penalizzato. Detto questo, non si deve mettere alla Rete il bavaglio: la rete è il mezzo attraverso cui circolano le idee. Chi usa il mezzo in modo sbagliato, va perseguito: ma se si vuole punire il contenuto non ce la si può prendere con il contenitore.
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