Una grande impresa di sport mi consente di parlare in questo post di una passione che ho amato per lunghissimo tempo e che ora ho messo un po’ ai margini della mia vita: il ciclismo.
Paolo Bettini ha trionfato ai mondiali di ciclismo a Stoccarda, bissando il succeddo dello scorso anno a Salisburgo. Una vittoria splendida e pulita, così come lo è lui stesso, livornese di 33 anni.
Questo è uno sport in grado di emozionare, di regalare brividi e di catalizzare l’attenzione delle masse. Lo ha dimostrato la storia di questo sport, dai duelli epici tra Coppi e Bartali fino alle magiche imprese di Marco Pantani, al quale resterò legato per sempre e che mi ha regalato alcuni dei miei ricordi più belli.
Ho smesso da qualche anno di seguire con assiduità questo sport perchè ero esausto. Lo praticavo ogni giorno (pur non essendo un campione) ho sacrificato centinaia di domeniche, di serate e di giorni di festa per competere a livello agonistico in questa disciplina. L’ho sempre fatto per pura passione e senza alcun aiuto esterno che non fosse un “Gatorade” o una bustina di zucchero.
Ma ancora oggi divento rosso dalla rabbia quando sento tante persone che si lasciano andare alla facile equazione “ciclismo = doping”. Perchè non è vera. O meglio, non lo è solo in questo sport e non lo è nella misura in cui i mass media lo vogliono far credere. Il ciclismo è stato distrutto dopo la morte di Marco Pantani, è cominciata una inutile caccia alle streghe, una continua ricerca dello scandalo, che ha dilaniato questa disciplina.
Eppure è uno sport che regala emozioni uniche, indescrivibili e difficili da raccontare a chi non ha mai pedalato. Perchè ogni volta che dico a qualcuno che ho fatto per 10 anni ciclismo, mi viene chiesto: “Hai mai preso qualcosa?”?. Lo dico qui, una volta per tutte. Non ho mai preso nulla, nessuno me lo ha mai chiesto e non ho mai visto nessuno prendere qualcosa. Conosco un ragazzo, un mio caro amico, che si chiama Matteo Montaguti e che corre in bicicletta dall’età di 7 anni. Oggi ne ha 23 ed è campione italiano in carica tra i dilettanti. Conosco i sacrifici che fa ogni giorno, conosco l’impegno che ci mette, conosco la fatica che ha fatto e quella che sta facendo. Conosco la sua dieta, conosco il suo modo di vivere e conosco il suo umore. Ebbene, un esempio di ciclismo pulito e di alto livello, in Italia (e non solo), oggi ce l’abbiamo.
Il giorno in cui, parlando di ciclismo, qualcuno mi chiederà: “Perchè lo facevi? Cosa ti piaceva di questo sport?” sarà un giorno da segnare sul calendario. Ma oggi quel giorno mi sembra quanto mai lontano.
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