Primarie a Genova, vince chi non si divide

A Genova il candidato di Sel, Marco Doria, ha vinto le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco. Ha sconfitto due candidati del Pd, due donne: Marta Vincenzi e Roberta Pinotti. La somma dei voti presi dalle due è superiore ai voti presi da Doria. Un altro insegnamento. Ora si prenda esempio da Milano, dove il film alle primarie fu lo stesso: speriamo che anche il finale sia il medesimo.

Cosentino e referendum: giovedì nerissimo per l’Italia e la politica

Anche io come tantissimi altri cittadini, anche nel territorio forlivese, ho firmato per il referendum di riforma della legge elettorale. Oggi i quesiti sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale; una sentenza che va rispettata, ma non si può essere d’accordo. Almeno per un motivo: la disaffezione delle persone rispetto alla politica è tale che questa legge elettorale, definita “porcellum” dai suoi stessi promotori, non può più restare. Non possiamo permetterci di avere un nuovo parlamento, quando ci saranno le elezioni, composto da nominati e non da rappresentanti scelti da noi cittadini.

A questo punto il Parlamento deve farsi carico di mettere questa esigenza tra le priorità da affrontare, se si vuol provare a recuperare un po’ della credibilità perduta dal ceto politico.

Peraltro questa bocciatura arriva proprio nel giorno in cui è stato negato l’arresto di Nicola Cosentino, deputato indagato per essere ritenuto il riferimento nazionale della Camorra: le due cose sono scollegate tra loro, ma insieme contribuiscono in modo drammatico da allontanare ancor di più la gente dalla politica e a far crescere delusione e disillusione da parte di tanti cittadini e tanti genuini appassionati che credono ancora nella Politica, quella con la P maiuscola, che si occupa dei cittadini per i cittadini.

Zapatero dalle stelle alle stalle: e il parallelo Rajoy-Bersani

Mariano Rajoy ha vinto le elezioni in Spagna. Ha sconfitto il candidato socialista Rubalcaba. Ha vinto in maniera schiacciante. Quello che colpisce sono i giudizi sferzanti contro Zapatero che vengono dati in queste ore da tanti commentatori che negli anni, specialmente nel centrosinistra, avevano inneggiato alle sue riforme, alle sue scelte, al suo governo. Oggi Zapatero, finito nella polvere assieme alla Spagna e ritiratosi in buon ordine ai margini della vita politica, viene scaricato nella maniera più totale.
Personalmente non ho condiviso molte cose che ha fatto, ma penso abbia incarnato un modo sobrio e trasparente di fare politica; confermato nella scelta di farsi da parte, indire le elezioni e consentire alla Spagna (che è messa peggio di noi) di dotarsi di un nuovo governo che affronti la crisi e l’emergenza. Si sarebbe potuto fare anche in Italia, ma non si è voluto fare. È acqua passata.

Pensiamo invece a Rajoy, esponente di centrodestra; e pensiamo a Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico. Se si fosse andati a votare, a schieramenti politici invertiti, Bersani sarebbe diventato premier. Ha fatto di tutto perché non si andasse a votare. In cuor sul lo rimpiangerà? Non lo sapremo mai; certo è, peró, che ha fatto un gesto che merita grande rispetto. E che alla lunga pagherà.

Hera, a comandare non deve essere la Borsa

Le esortazioni delle associazioni di categoria attraverso lo strumento (unico in Italia) di “Una voce sola per l’economia” circa la necessità di riprendere una maggiore capacità di indirizzo da parte dei soci pubblici nei confronti di Hera, non possono rimanere inascoltate. Le istituzioni locali e il territorio forlivese, si devono battere in tutte le sedi, istituzionali e politiche, affinchè il patto di sindacato che riunisce i soci pubblici, sia in grado di agire con più forza e determinazione nel condizionare positivamente le scelte aziendali.

 

Del resto questo è uno sforzo necessario affinchè sia utile la funzione dei soci pubblici all’interno di un grande gruppo come Hera, che rappresenta una ricchezza per questi territori per gli investimenti che è in grado di fare e per le ricadute positive che può offrire alle comunità locali; il ruolo dei soci pubblici deve essere anche quello di rafforzare il concetto che la filosofia aziendale non può essere solo quella dettata dalle trimestrali di cassa di cui chiedono conto gli analisti finanziari e gli investitori della Borsa.

 

Hera ha una funzione che va oltre i confini di una normale azienda che produce servizi, perché deve giocare anche un ruolo a sostegno e a favore del territorio, delle famiglie e delle imprese che vi operano (senza il cui contributo sarebbe impossibile per Hera e il suo management presentare bilanci così brillanti); ruolo che si può rafforzare con una maggiore e più convinta coesione dei soci pubblici, non per alimentare conflitti interni ma unicamente per rendere questo grande gruppo fino in fondo una opportunità per le comunità in cui opera.

A Milano e Roma

Questa settimana sarò in giro tra Milano, Roma e molti impegni in Romagna ed Emilia. In questo post ti segnalo i primi due. Martedì 23 novembre sarò a Milano nella veste di presidente dell’Anso (Associazione Nazionale della Stampa Online), per la consegna di un premio giornalistico sulla sicurezza stradale promosso da Direct Line e patrocinato da Anso. L’evento si svolgerà all’interno di un tram storico milanese, appositamente allestito per l’occasione.
Mercoledì 24 vado invece a Roma per la conferenza nazionale “Giovani, al lavoro!”, su invito di Italia Futura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo. Il dibattito sarà condotto da Giovanni Floris (Ballarò) e avrà come tema l’occupazione giovanile e il futuro dei giovani: in veste di relatori anche tre ragazzi, invitati a raccontare il presente e la loro visione di futuro.
Ci saranno anche Antonio Campo Dall’Orto (Mtv) e gli autori del rapporto sull’occupazione giovanile, Marco Simoni, Irene Tinagli e Stefano Micelli. Le conclusioni saranno affidate a Luca di Montezemolo. L’evento comincia alle ore 14,30 nel palazzo di Roma Eventi (in via Alibert 5A – Piazza di Spagna) e sarà trasmesso in diretta sul sito di ItaliaFutura e su Primocanale, canale 595 di Sky.

Primarie o regolamento di conti interno?

A Milano si sono svolte le primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni amministrative. Ha vinto Giuliano Pisapia, sostenuto ufficialmente da Sinistra ecologia e libertà (Sel), battendo il favorito, Stefano Boeri, sostenuto invece dal Partito Democratico. Ho parlato oggi con molte persone che hanno raccolto la notizia come se fosse un’elezione tradizionale.

 

In molti mi hanno detto: “Eheh, hai visto che avete perso anche stavolta? Cosa dite?”. Io non so se sia corretto parlare di vittoria e di sconfitta, probabilmente sì; ma usare toni da tifoseria mi sembra quantomeno fuori luogo. Per un elettore del centrosinistra, quale è la notizia positiva nell’evidenziare che il principale partito del suo schieramento, l’unico possibile per cambiare le sorti del paese, è in difficoltà?

 

Ho l’impressione che spesso i partiti del centrosinistra sbaglino mira, o forse ancora peggio il bersaglio: si punta a strappare un voto in più al proprio alleato per pesare di più all’interno della coalizione, piuttosto che porsi il problema di portare un elettore in più all’interno dello stesso schieramento. Ecco allora che le primarie rischiano di avere un altro significato: anticipare di qualche mese l’esito del voto ‘vero’, cioè la sconfitta.

Siamo tutti concentrati sul dito, mentre la luna…

Vedere un ministro dell’Interno che attacca chi denuncia pubblicamente davanti a 9 milioni di persone mafia, camorra e ‘ndrangheta è semplicemente vergognoso. Ed è altrettanto vergognoso che non si parli d’altro che di questo.

 

Stiamo attraversando la più pesante crisi economica dal dopoguerra ad oggi, con tutto ciò che essa si porta dietro. Non possiamo permetterci di perdere tempo a inchiodare il dibattito pubblico su una questione di metodo.

 

Le buone regole del giornalismo dicono che quando si muovono delle accuse si deve concedere la possibilità di replicare a chi quelle accuse le riceve. Ora, non è Maroni ad aver ricevuto direttamente quelle accuse, semmai il suo partito. Ma in fondo non sarebbe male assistere ad un dialogo sulla lotta alla criminalità organizzata tra Roberto Saviano, uno degli scrittori che con più forza denunciano questo cancro per l’Italia, e il ministro dell’Interno, l’uomo che in questo momento più di ogni altro ha la titolarità della lotta contro la malavita.

 

Sfruttiamo la straordinaria qualità del programma “Vieni via con me” per raccontare ciò che avviene in Italia, per informare le coscienze, per dimostrare che esistono valori universali per i quali vale la pena stare insieme: come la legalità, sotto ogni forma. Smettiamola di guardare il dito e cominciare a concentrare lo sguardo sulla luna.

 

Cervese, ora esiste solo una priorità: la sicurezza

La realizzazione di un collegamento diverso e più efficace di quello attuale verso Ravenna e verso Cervia, è decisamente importante. In questo momento di scarse risorse, però, non si può prescindere dal fissare delle priorità: e la priorità per la Cervese in questo momento si chiama sicurezza”. E’ il consigliere comunale del Partito Democratico, Marco Di Maio, ad affermarlo a proposito delle ipotesi di realizzaizone di nuove strde alternative all’attuale Cervese per collegare Forlì con il Ravennate.

Bisogna risolvere il problema di sicurezza che investe i centri abitati attraversati dalla Cervese, che frequentemente sono purtroppo teatro di incidenti, talvolta anche mortali – afferma Marco Di Maio -. Oggi Bagnolo, Carpinello, Pievequinta, Caserma e Casemurate sono attraversati giornalmente da un media di 16mila veicoli, molti dei quali pesanti. Bisogna ricercare le risorse prima di tutto rendere sicure queste frazioni realizzando attraversamenti pedonali protetti, rilevatori di velocità, intensificando la presenza di autovelox ma soprattutto realizzando la pista ciclabile che da tempo si attende e che può trovare spazio sulla attuale Cervese”.

Da questo punto di vista Di Maio auspica che “si possa proseguire il lavoro svolto nel tratto di Cervese tra Ospedallo e via Costanzo II arrivando almeno fino a Carpinello”. Nel frattempo, però, “bisogna accelerare il più possibile i tempi per il completamento della rotonda di Carpinello e avviare la procedura nei tempi più brevi possibili per il primo stralcio della ‘nuova’ Cervese nel tratto che da Carpinello arriva a Casemurate”.

Su un altro piano sta la progettazione di nuovi assi viari di grandi dimensioni. “Questo ragionamento di sicurezza è slegato dall’esigenza, condivisa, di progettare grandi infrastrutture viarie per migliorare il collegamento tra la tangenziale di Forlì, Ravenna, Cervia e gli altri poli infrastrutturali romagnoli – spiega il consigliere comunale -. Occorre però essere realisti e comprendere che per opere di questo genere serviranno molti soldi e molti anni: un tempo di attesa troppo lungo per i cittadini dei quartieri della Cervese, che peraltro devono essere coinvolti passo dopo passo in ogni fase di questo processo”.

Una nuova classe dirigente che non ”vede” la realtà e non decolla

Il nuovo logo del Pd secondo Debora Serracchiani (realizzato da Lodovico Zanetti)

Avere ruoli istituzionali e politici, ricoprire cariche pubbliche, essere onorati di rappresentare un certo numero di cittadini (piccolo o grande che sia), implica anche essere dotati di senso di responsabilità, spirito di servizio e aderenza con la realtà. Quando ci si dimentica di questo, si finisce con il non fare il proprio dovere.

Stiamo attraversando la fase economica (e non solo) più difficile degli ultimi 70 anni. Le generazioni di oggi vivono alla giornata, non sapendo quale futuro hanno la possibilità di costruirsi e con una profonda incertezza per ciò che ci attende. Siamo la prima generazione (quella dei 20/30enni) che ha di fronte a se una prospettiva di vita non migliorativa rispetto alle condizioni dei nostri padri e dei nostri nonni. E’ la prima volta che accade dalla Seconda guerra mondiale ad oggi.
Credo che gli unici soggetti che oggi possono interpretare e cercare risposte a queste condizioni possano e debbano essere i partiti e movimenti politici: ascoltando le persone, senza distinzioni, parlando con gli imprenditori, con gli artigiani, i commercianti, gli industriali, gli agricoltori, i giovani precari, gli studenti universitari, i ragazzi che in queste settimane si apprestano ad affrontare l’esame di maturità. Per capire davvero cosa pensano, cosa si aspettano, cosa vedono davanti a loro. Per capire come sta la società del domani.
Sulla base di questo i partiti devono poi avere la capacità di fare delle proposte. Concrete, realizzabili e capaci di guardare lontano. In questi giorni un astro nascente della politica italiana, l’europarlamentare del Partito Democratico Debora Serracchiani (che è anche segretario regionale del Pd in Friuli) ha deciso di affrontare di petto i problemi del paese: “Quel logo è asettico: o si decide di riempirlo d’orgoglio oppure bisogna cambiarlo. Anche nelle nostre manifestazioni rimane sempre un po’ nascosto, è piccolo, coperto da frasi troppo lunghe. A livello di comunicazione non funziona proprio”.
Quel logo è il simbolo del Partito Democratico. Aprire un dibattito sull’esigenza di cambiare il logo di un partito con tanto di interviste e dichiarazioni pubbliche, mi sembra sia un autentico non senso, una mancanza di attenzione verso i problemi veri (altro che di immagine) con cui tanti di noi oggi si devono misurare e la profonda crisi che stiamo vivendo; mi sembra sia la cifra di una nuova classe dirigente che, ahimè, non è ancora pronta ad essere una classe dirigente.
Non ho ancora compiuto 27 anni e non ho certo l’ambizione di dare lezioni su come si deve comportare un politico o una classe dirigente; ho l’ambizione di conoscere, però, da vicino quanto sia difficile oggi per un giovane affrontare questa vita e questa condizione economica, sociale e culturale. In cui dominano individualismo ed egoismo e in cui pur di arrivare al proprio obiettivo si è disposti a calpestare tutto e tutti; in cui il timore per il futuro e l’incertezza delle nostre prospettive di vita spengono molto spesso entusiasmo, sogni e relazioni; in cui mancano punti di riferimento in grado di dare una speranza e rappresentare un’alternativa vera a questo modello di società.

Chi ha la passione (ma anche l’opportunità) e volontà di impegnarsi in politica, ha il dovere morale di cercare di interpretare questo disagio, di dargli una risposta, di provare a riaccendere la speranza che un futuro migliore è possibile. Provando non solo a realizzare una bella copertina ma anche a riempire di senso compiuto le pagine che vengono dopo.

Crisi Villa Igea-Villa Serena, assieme ai lavoratori

Stamattina sono stato assieme ai lavoratori del gruppo sanitario privato Villa Serena-Villa Igea per manifestare contro il licenziamento senza preavviso di 60 persone.

C’erano anche il segretario territoriale Marco Di Maio e il consigliere regionale Tiziano Alessandrini giovedì mattina, 20 maggio, in viale Salinatore alla manifestazione indetta dai sindacati della Funzione Pubblica in difesa dei lavoratori del gruppo Villa Igea – Villa Serena. Una manifestazione indetta per dire ‘No’ ai licenziamenti e difendere i posti di lavoro.

«Non è pensabile – ha dichiarato il segretario territoriale Marco Di Maio – che, pur di fronte ad una pesante crisi che riguarda tutti i settori dell’economia, si proceda ad una ristrutturazione così pesante e improvvisa della forza lavoro impiegata all’interno delle due strutture sanitarie, sospendendo le procedure di mobilità per 46 lavoratori a tempo indeterminato e per 14 a tempo determinato».

«Si tratta di un taglio netto e senza preavvisi – prosegue – di circa un terzo degli operatori che lavorano a Villa Igea e Villa Serena, un tassello importante del sistema sanitario locale. Il metodo utilizzato per la ristrutturazione aziendale non è accettabile, anche perché mette in discussione un modello di sanità che fino ad oggi ha dato risultati di eccellenza».

«Il Partito Democratico – aggiunge il segretario del PD forlivese – attraverso i suoi rappresentanti istituzionali attiverà tutte le azioni utili a dare una risposta a questa situazione, richiamando l’azienda al proprio senso di responsabilità e soprattutto cercando di evitare che l’alto prezzo della ristrutturazione venga pagato esclusivamente da i lavoratori e dalle decine di famiglie coinvolte».

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