
Il nuovo logo del Pd secondo Debora Serracchiani (realizzato da Lodovico Zanetti)
Avere ruoli istituzionali e politici, ricoprire cariche pubbliche, essere onorati di rappresentare un certo numero di cittadini (piccolo o grande che sia), implica anche essere dotati di senso di responsabilità, spirito di servizio e aderenza con la realtà. Quando ci si dimentica di questo, si finisce con il non fare il proprio dovere.
Stiamo attraversando la fase economica (e non solo) più difficile degli ultimi 70 anni. Le generazioni di oggi vivono alla giornata, non sapendo quale futuro hanno la possibilità di costruirsi e con una profonda incertezza per ciò che ci attende. Siamo la prima generazione (quella dei 20/30enni) che ha di fronte a se una prospettiva di vita non migliorativa rispetto alle condizioni dei nostri padri e dei nostri nonni. E’ la prima volta che accade dalla Seconda guerra mondiale ad oggi.
Credo che gli unici soggetti che oggi possono interpretare e cercare risposte a queste condizioni possano e debbano essere i partiti e movimenti politici: ascoltando le persone, senza distinzioni, parlando con gli imprenditori, con gli artigiani, i commercianti, gli industriali, gli agricoltori, i giovani precari, gli studenti universitari, i ragazzi che in queste settimane si apprestano ad affrontare l’esame di maturità. Per capire davvero cosa pensano, cosa si aspettano, cosa vedono davanti a loro. Per capire come sta la società del domani.
Sulla base di questo i partiti devono poi avere la capacità di fare delle proposte. Concrete, realizzabili e capaci di guardare lontano. In questi giorni un astro nascente della politica italiana, l’europarlamentare del Partito Democratico Debora Serracchiani (che è anche segretario regionale del Pd in Friuli) ha deciso di affrontare di petto i problemi del paese: “Quel logo è asettico: o si decide di riempirlo d’orgoglio oppure bisogna cambiarlo. Anche nelle nostre manifestazioni rimane sempre un po’ nascosto, è piccolo, coperto da frasi troppo lunghe. A livello di comunicazione non funziona proprio”.
Quel logo è il simbolo del Partito Democratico. Aprire un dibattito sull’esigenza di cambiare il logo di un partito con tanto di interviste e dichiarazioni pubbliche, mi sembra sia un autentico non senso, una mancanza di attenzione verso i problemi veri (altro che di immagine) con cui tanti di noi oggi si devono misurare e la profonda crisi che stiamo vivendo; mi sembra sia la cifra di una nuova classe dirigente che, ahimè, non è ancora pronta ad essere una classe dirigente.
Non ho ancora compiuto 27 anni e non ho certo l’ambizione di dare lezioni su come si deve comportare un politico o una classe dirigente; ho l’ambizione di conoscere, però, da vicino quanto sia difficile oggi per un giovane affrontare questa vita e questa condizione economica, sociale e culturale. In cui dominano individualismo ed egoismo e in cui pur di arrivare al proprio obiettivo si è disposti a calpestare tutto e tutti; in cui il timore per il futuro e l’incertezza delle nostre prospettive di vita spengono molto spesso entusiasmo, sogni e relazioni; in cui mancano punti di riferimento in grado di dare una speranza e rappresentare un’alternativa vera a questo modello di società.
Chi ha la passione (ma anche l’opportunità) e volontà di impegnarsi in politica, ha il dovere morale di cercare di interpretare questo disagio, di dargli una risposta, di provare a riaccendere la speranza che un futuro migliore è possibile. Provando non solo a realizzare una bella copertina ma anche a riempire di senso compiuto le pagine che vengono dopo.
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