Hera, a comandare non deve essere la Borsa

Le esortazioni delle associazioni di categoria attraverso lo strumento (unico in Italia) di “Una voce sola per l’economia” circa la necessità di riprendere una maggiore capacità di indirizzo da parte dei soci pubblici nei confronti di Hera, non possono rimanere inascoltate. Le istituzioni locali e il territorio forlivese, si devono battere in tutte le sedi, istituzionali e politiche, affinchè il patto di sindacato che riunisce i soci pubblici, sia in grado di agire con più forza e determinazione nel condizionare positivamente le scelte aziendali.

 

Del resto questo è uno sforzo necessario affinchè sia utile la funzione dei soci pubblici all’interno di un grande gruppo come Hera, che rappresenta una ricchezza per questi territori per gli investimenti che è in grado di fare e per le ricadute positive che può offrire alle comunità locali; il ruolo dei soci pubblici deve essere anche quello di rafforzare il concetto che la filosofia aziendale non può essere solo quella dettata dalle trimestrali di cassa di cui chiedono conto gli analisti finanziari e gli investitori della Borsa.

 

Hera ha una funzione che va oltre i confini di una normale azienda che produce servizi, perché deve giocare anche un ruolo a sostegno e a favore del territorio, delle famiglie e delle imprese che vi operano (senza il cui contributo sarebbe impossibile per Hera e il suo management presentare bilanci così brillanti); ruolo che si può rafforzare con una maggiore e più convinta coesione dei soci pubblici, non per alimentare conflitti interni ma unicamente per rendere questo grande gruppo fino in fondo una opportunità per le comunità in cui opera.

Crisi Villa Igea-Villa Serena, assieme ai lavoratori

Stamattina sono stato assieme ai lavoratori del gruppo sanitario privato Villa Serena-Villa Igea per manifestare contro il licenziamento senza preavviso di 60 persone.

C’erano anche il segretario territoriale Marco Di Maio e il consigliere regionale Tiziano Alessandrini giovedì mattina, 20 maggio, in viale Salinatore alla manifestazione indetta dai sindacati della Funzione Pubblica in difesa dei lavoratori del gruppo Villa Igea – Villa Serena. Una manifestazione indetta per dire ‘No’ ai licenziamenti e difendere i posti di lavoro.

«Non è pensabile – ha dichiarato il segretario territoriale Marco Di Maio – che, pur di fronte ad una pesante crisi che riguarda tutti i settori dell’economia, si proceda ad una ristrutturazione così pesante e improvvisa della forza lavoro impiegata all’interno delle due strutture sanitarie, sospendendo le procedure di mobilità per 46 lavoratori a tempo indeterminato e per 14 a tempo determinato».

«Si tratta di un taglio netto e senza preavvisi – prosegue – di circa un terzo degli operatori che lavorano a Villa Igea e Villa Serena, un tassello importante del sistema sanitario locale. Il metodo utilizzato per la ristrutturazione aziendale non è accettabile, anche perché mette in discussione un modello di sanità che fino ad oggi ha dato risultati di eccellenza».

«Il Partito Democratico – aggiunge il segretario del PD forlivese – attraverso i suoi rappresentanti istituzionali attiverà tutte le azioni utili a dare una risposta a questa situazione, richiamando l’azienda al proprio senso di responsabilità e soprattutto cercando di evitare che l’alto prezzo della ristrutturazione venga pagato esclusivamente da i lavoratori e dalle decine di famiglie coinvolte».

A Forlì record di donne in politica: così migliora la qualità della democrazia

Forlì è sulla ribalta nazionale grazie alla notizia che da noi c’è la più alta percentuale di donne impegnate in politica. Un dato positivo, ma non casuale.

Il primato di Forlì per la presenza di donne nella pubblica Amministrazione è un dato che sottolinea ulteriormente il grado di innovazione apportato dal Partito Democratico nel modo di interpretare l’impegno politico. Un impegno coerentemente assunto dalle amministrazioni locali e in particolare dalla giunta comunale di Forlì, pienamente condiviso anche all’interno del Partito Democratico forlivese, in cui la presenza femminile e quella maschile sono paritarie in ogni organismo del partito. Nel Coordinamento di segreteria, organismo ristretto che lavora assieme al segretario, non solo presenta un numero maggiore di componenti donne (5) rispetto agli uomini (4), ma contiene al suo interno tre ragazzi al di sotto dei 30 anni e due under 40.

Una linea sulla quale intendiamo continuare a lavorare, convinti che l’importanza della presenza paritaria tra uomini e donne in politica e nella pubblica amministrazione non sia solo un fatto ‘dovuto’, legato alle cosiddette “quote rosa”, ma un valore dato dalle capacità e dalle competenze che le persone scelte in questi organismi sanno apportare.

Marco Di Maio
Segretario territoriale Pd Forlì

Sapro da salvare, me l’urbanistica si decide in Consiglio comunale e non altrove

Ero già intervenuto ‘a caldo’ su questo tema, ma è necessario tornarci.

“I consigli comunali e quello provinciale sono i luoghi deputati alla discussione e alle decisioni sulle politiche urbanistiche del territorio”. Lo evidenzia Marco Di Maio, segretario territoriale del Partito democratico forlivese, a proposito della vicenda che riguarda il futuro della Sapro spa, la società pubblica che gestisce le aree produttive della provincia di Forlì-Cesena.

“Il piano di rilancio – aggiunge Di Maio – deve partire da quella che è l’attività tipica della società, cioè la valorizzazione di aree produttive, che nulla ha a che vedere con operazioni aventi altre caratteristiche. Quel che è certo è che il piano non può addossare sugli enti locali esposizioni debitorie aggiuntive, anche perché Sapro non è l’unico fronte su cui le Amministrazioni locali sono impegnate nell’ambito della galassia di società pubbliche locali”.

“Certo è importante, specialmente in questa fase di crisi, poter contare su uno strumento capace di favorire la ripresa economica offrendo, alle imprese che possono permetterselo, opportunità di crescita a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle di mercato. Occorre però – conclude Di Maio – che questo strumento sia messo in condizioni di operare con questo scopo, grazie anche al coinvolgimento delle banche del territorio chiamate a fare la propria parte attraverso impegni chiari, precisi e concordati con gli enti soci di Sapro”.


Ufficio stampa Pd forlivese

Giù la maschera dal finto federalismo

Ci sono soldi pronti per essere investiti che non possono essere spesi perché gli enti locali sono bloccati dai vincoli di un iniquo patto di stabilità. Accade anche qui, nella provincia di Forlì-Cesena, dove decine di Comuni non possono fare investimenti ritenuti fondamentali per uscire dalla crisi economica.

Perché i Comuni non possono investire? Perché non lo permette la legge, fatta da un Governo che ha tagliato i fondi agli enti locali – eliminando per puri scopi elettoralistici l’ICI a tutti, anche per chi ha i redditi più elevati – senza restituire come annunciato i fondi sottratti con questo taglio indiscriminato. In più il Governo non accetta di adeguare il patto di stabilità dei Comuni agli standard europei, escludendo dai vincoli le spese per investimenti.

I parlamentari di centrodestra che anche da noi sbandierano il tema dell’autonomia e del federalismo è ora che facciano la propria parte, smettendo di votare, una volta a Roma, provvedimenti che affossano le libertà locali. A loro in particolare chiediamo un impegno preciso, affinché venga al più presto restituito ai Comuni il mancato introito derivato dall’ICI.
È necessario anche rivedere il patto di stabilità, escludendo le spese per investimenti pubblici e facendolo gestire dalle Regioni d’intesa con gli enti locali, così come prevede la Legge 42/2009.

Anche l’assetto della pubblica amministrazione nazionale va rivisto. La riduzione del debito pubblico deve passare prima di tutto da una riduzione delle spese che vengono sostenute a livello centrale, dai ministeri, dalla presidenza del consiglio in primo luogo.

Gli enti locali hanno ridotto la spesa di 1,2 miliardi di euro (dati riferiti all’anno 2008), mentre complessivamente la Pubblica amministrazione statale ha speso in un anno 20 miliardi di euro in più. Mentre nelle amministrazioni locali si riducevano i costi a Roma si spendeva in modo sconsiderato, senza il minimo controllo. Salvo poi dichiarare guerra ai costi della politica additando, ad esempio, le Circoscrizioni come il luogo dello spreco e arrivando a proporne l’abolizione.

Ora che la campagna elettorale è finita il centrodestra e la Lega Nord che governano questo paese ed ha il potere di farlo (il ministro per le riforme è il suo leader Umberto Bossi) diano attuazione al federalismo vero e mettano i Comuni in condizione di fare gli investimenti che servono. Soldi che andrebbero tutti a beneficio dei cittadini, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori il cui posto di lavoro oggi è messo seriamente a repentaglio.

Marco Di Maio
Segretario territoriale Pd Forlì

CRISI AZIENDALI: IL SISTEMA BANCARIO SOSTENGA LE IMPRESE

La crisi aziendale della “Linari Enzo” a Forlì è emblematica di quello che sta avvenendo in questa fase di forte difficoltà economica del nostro paese e dei nostri territori. Di fronte ad una situazione come questa, è fondamentale che ciascuno faccia la propria parte: le istituzioni, il sistema produttivo, quello politico e quello bancario. A questo proposito non è pensabile che vi debbano essere crisi aziendali in aziende che hanno la capacità di attrarre ordini solo perchè non è loro consentito accedere al credito.

Il sistema bancario deve essere “amico” delle imprese in questo momento di crisi: occorre che i rubinetti del credito vengano riaperti, con senso di responsabilità e con più fiducia (anche da parte delle banche locali), specialmente nei confronti di soggetti che sono in grado di dimostrare di avere tutte le carte in regola per uscire dalla crisi attraverso quella che è e deve essere la via maestra: qualità del prodotto, qualità del lavoro, qualità del progetto industriale su cui si fonda la prospettiva aziendale.

Una maggiore accessibilità al credito consente anche di frenare l’odioso fenomeno dell’usura e delle infiltrazioni mafiose, pericolo altamente accentuato in situazioni di crisi come questa, da parte di soggetti che approfittano delle difficoltà aziendali per allungare i tentacoli della malavita organizzata anche in territori apparentemente non esposti a questi rischi. Un fenomeno silenzioso, ma che si sta diffondendo a macchia d’olio, anche nella nostra provincia, ‘prosperando’ sulla carenza di liquidità di molte imprese in difficoltà.

Per questo è importante fare ogni sforzo, a tutti i livelli e anche il Pd forlivese farà la propria parte, affinchè gli istituti di credito possano supplire alla carenza di liquidità delle aziende locali. Un intervento tanto più urgente nel caso specifico della “Linari Enzo”, dove l’intervento del sistema bancario è fondamentale per contribuire in modo determinante a salvare i 50 lavoratori a rischio, ai quali va tutta la nostra solidarietà e vicinanza.

Marco Di Maio
Segretario Unione Territoriale Pd forlivese

Servizi educativi d’infanzia. A Forlì scelte di qualità

A Forlì abbiamo approvato una importante convenzione con i privati per dare risposta al bisogno di posti negli asili nido della città. Grazie a questa convenzione, a Forlì si dà risposta al 100% della domanda: un primato nazionale. Su questo argomento, di cui abbiamo discusso oggi in consiglio comunale, ho detto alcune cose. Di seguito il comunicato.

L’approvazione della convenzione tra Comune di Forlì e gestori privati per il sostegno ai nidi d’infanzia e alle famiglie, arrivata all’unanimità dal consiglio comunale di giovedì 1 aprile, è un fatto importante per la città di Forlì. Su questo tema interviene Marco Di Maio, consigliere comunale e segretario territoriale del Partito democratico forlivese.

«È un fatto importante, perché consente di ampliare con forza la capacità di rispondere alla domanda delle famiglie. I servizi educativi per l’infanzia – sottolinea Di Maio – sono già un’eccellenza a livello regionale e nazionale, in coerenza con la logica di sussidiarietà che ha ispirato questo provvedimento, molto importante anche perché rappresenta un forte segnale politico unitario, di fronte ad una necessità così rilevante espressa dalla città».

«Resta assodato – aggiunge Di Maio – che si tratta di un servizio pubblico gestito da privati ma comunque pubblico, e che quindi deve avere (ad avrà) tutte le caratteristiche di qualità ed equità di accesso che sono proprie dei servizi pubblici, e in particolare di quelli erogati dal Comune di Forlì».

«In carenza di risorse pubbliche e di fronte ad un privato sociale di alto profilo che opera nel nostro territorio – fa notare Di Maio – la scelta del Comune di Forlì conferma che, di fronte a temi di questa sensibilità, non si lavora da soli ma si collabora con soggetti che fanno della qualità un assioma fondamentale».

«I servizi educativi – conclude Di Maio – sono basilari per costruire quella comunità armonica e più integrata tra culture diverse. Questo è uno dei grandi obiettivi che nei prossimi anni l’Amministrazione comunale e il centrosinistra forlivese vogliono raggiungere. La convenzione approvata va in questa direzione, ed è importante che tutte le forze politiche abbiano condiviso la scelta operata dalla giunta comunale e dal sindaco Roberto Balzani».

Ufficio Stampa Pd forlivese

Solidarietà e vicinanza all’Electrolux. L’impegno del PD per salvaguardare posti di lavoro e sito produttivo

All’Electrolux, la ex Zanussi, una delle aziende più importanti a Forlì, sono stati annunciati 300 esuberi. Un dato preoccupante per la città. Su questo argomento ho scritto alcune considerazioni.

Destano profonda preoccupazione le notizie inerenti gli esuberi annunciati dall’azienda Electrolux per il suo stabilimento forlivese. È necessario e fondamentale che la proprietà e i rappresentanti dei lavoratori verifichino nel dettaglio l’ipotesi di salvaguardare non solo l’impianto forlivese, irrobustendolo e qualificandolo con gli investimenti previsti, ma anche la manodopera che vi lavora e che risulta essere una delle più qualificate dell’intero gruppo industriale.

Il Partito Democratico forlivese, nel manifestare la propria totale solidarietà e vicinanza ai lavoratori in queste fase di grande incertezza sul futuro, esprime preoccupazione per quanto accaduto e garantisce la massima collaborazione alle forze sindacali, ai rappresentanti dei lavoratori e alla proprietà dell’azienda, per arrivare insieme ad una soluzione che salvaguardi posti di lavoro e sito produttivo.

Il nostro solo impegno, però, non basta. In questo travagliato momento storico è fondamentale che il Governo metta in atto subito una vera politica industriale attenta al mondo del lavoro, per tamponare la situazione di emergenza che sta investendo imprese e lavoratori e, allo stesso tempo, attivando azioni di lungo periodo che consentano di agganciare la ripresa non appena arriverà.

È il lavoro la vera priorità. Ma il Governo nazionale non sembra rendersene conto, impegnato com’è ad occuparsi solo di questioni giudiziarie private. Il Governo si occupa del lavoro aggirando le tutele fondamentali previste dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, e respingendo la richiesta bipartisan avanzata dal Parlamento di estendere da 52 a 78 settimane (cioè di altri sei mesi) i fondi per la cassa integrazione. Agire in questo modo scellerato significa nascondere la testa sotto terra e aspettare che la bufera passi, senza fare nulla per limitarne i danni.

Marco Di Maio
Segretario Unione territoriale Pd forlivese

A chi serve la Regione Romagna? Non ai romagnoli

Periodicamente torna nel dibattito locale il tema della Regione Romagna: nonostante l’imminente scadenza delle elezioni regionali di marzo, è opportuno affrontare la riflessione su questo tema con un approccio privo di una facile speculazione da campagna elettorale. E ciò è possibile se affrontiamo questo dibattito chiedendoci: cosa serve davvero ai romagnoli? Cosa ci serve per affrontare in modo più incisivo ed efficace le sfide che il futuro ci pone di fronte?

Oggi, in una fase di crisi economica e di enormi difficoltà come quella che si sta manifestando anche e soprattutto nelle realtà locali, la priorità che dobbiamo darci è quella di fare ogni sforzo per mantenere quei livelli di assistenza e qualità dei servizi che ci rendono uno dei territori più avanzati non solo in Italia, ma in Europa: e di dare a questo assetto una prospettiva di consolidamento e incremento.

In un mondo in cui la globalizzazione impone ai governi di tutto il mondo di affrontare le sfide dello sviluppo e della crescita con un respiro di ampiezza sovranazionale, in cui la complessità dei problemi, anche in ambito locale, è tale da rendere impensabile pensare di risolverli in modo strutturale contando solo sulle proprie forze, risulta difficile pensare che sia staccandosi da una Regione tra le più avanzate d’Europa che possiamo affrontare al meglio le sfide dei prossimi decenni.

Sfide che riguardano la nostra capacità di interpretare e governare i grandi mutamenti sociali, economici e culturali che stiamo attraversando, la costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico capace di andare oltre quelli tradizionali e allo stesso tempo coniugare l’esigenza di investire in nuove tecnologie con quella prioritaria della sostenibilità ambientale di questo nuovo modello, un’emergenza di cui anche gli enti locali, per la propria parte, si devono fare carico, in un quadro di interventi che non sia solo quello del proprio comune e provincia.

Abbiamo bisogno di affrontare questi temi con un approccio che faccia un salto in avanti e che superi i campanili con i quali troppo spesso nella diverse città romagnole vengono affrontati i problemi che ci riguardano: istituzionalizzare la Regione Romagna significherebbe andare nella direzione opposta, cristallizzando la lotta tra i campanili (pensiamo a cosa succederebbe per esempio solo per individuare, banalmente, il capoluogo di questa nuova regione) e non facendo un buon servizio al bene della collettività. E’ importante non dimenticare che alcune delle scelte storicamente più importanti per il territorio forlivese e romagnolo (diga di Ridracoli e Università in primis) non sarebbero state possibili senza il coinvolgimento di tutti gli enti locali romagnoli e senza l’apporto determinante della Regione.

Una identità romagnola, seppur dinamica e con innumerevoli declinazioni, esiste e va assolutamente valorizzata: allo stesso modo esistono altre decine di identità sub-regionali in un paese fatto di Comuni e contrade come l’Italia. Ora la domanda è: cosa accadrebbe se, oltre a quella romagnola, dovessimo rispondere con una Regione per ciascuna di queste sub-identità? Avremmo non solo la totale ingovernabilità e la netta contraddizione rispetto ad un’esigenza di semplificazione che anche l’attuale Governo nazionale sottolinea, ma anche un considerevole appesantimento del costo della politica che tutti noi vorremmo, invece, veder diminuire a favore di una maggior disponibilità di risorse da investire a favore di famiglie e imprese.

La proposta di un referendum sul tema della Regione Romagna, non ci vede contrari a priori; ma occorre essere chiari su questo. Perchè se da un lato è più che condivisibile chiedere al popolo emiliano-romagnolo di esprimersi con un referendum, dall’altro non si può pretendere di farlo esprimere solo a decisione già avvenuta. Non si può, cioè, pensare di imporre con una legge costituzionale la nascita di una nuova Regione (con relativi ulteriori costi e aggravi istituzionali) senza consultare preventivamente i cittadini interessati, ma chiamandoli ad esprimersi solo per confermare una scelta assunta a Roma.

Non è questo il genere di autonomia dei territori di cui abbiamo bisogno: l’autonomia che servirebbe, ad esempio, sarebbe quella di cui potrebbero beneficiare amministrazioni locali virtuose come quelle romagnole che, pur avendo disponibilità liquida in cassa pronta per essere investita, non possono spenderla perchè si chiede agli oltre 8mila Comuni d’Italia di contribuire al risanamento dei conti pubblici in modo sconsiderato rispetto alle loro effettive responsabilità. A fronte di un peggioramento di 20 miliardi di euro nel 2008 dell’intero deficit della Pubblica amministrazione, quello dei Comuni si e’ invece ridotto di oltre 1,2 miliardi di euro. Cioè mentre a Roma il debito saliva in modo sconsiderato, nelle amministrazioni locali (spesso additate come primaria fonte di spreco) esso scendeva sensibilmente.

E’ chiaro, allora, che mentre in linea teorica si proclama l’autonomia dei territori, nella pratica la si mortifica imponendo sacrifici ingiustificati alle autonomie locali, concedendo peraltro deroghe discutibili e ingiustificate ad alcuni Comuni dal bilancio tutt’altro che virtuoso (emblematici i casi di Catania e Roma). Non è questo il modello di federalismo che ci aspettiamo e non è questa l’autonomia di cui i territori hanno bisogno.

La sfida vera a cui non dobbiamo sottrarci, dunque, è quella di rendere più competitivo il nostro territorio romagnolo all’interno della Regione Emilia-Romagna; di attuare una politica di area vasta non solo in ambito sanitario ma su tutte le sfere che riguardano la vita e lo sviluppo delle nostre città. Elevando il livello del dibattito ad una dimensione romagnola sulle infrastrutture, sulla pianificazione, sulla logistica sugli aeroporti, sulle fiere, sui grandi eventi culturali, sulla promozione del ‘prodotto Romagna’ con un unico marchio che valorizzi le peculiarità della nostra terra e non frazionandolo in mille rivoli.

Ed elaborando su questi temi proposte comuni che vedano coalizzate attorno e a sostegno di esse tutte le forze istituzionali, sociali ed economiche. Pensare di poter vincere questa sfida al di fuori del contesto di una Regione tra le più avanzate d’Europa, è un’illusione che può durare per lo spazio di una campagna elettorale. E rafforzare questa ipotesi prendendo ad esempio il ‘modello’ del Molise (che nel 1963 si distaccò dall’Abruzzo creando una nuova regione) non offre certo una prospettiva migliorativa per le nostre realtà

Solo se avremo questa forza di ragionare del territorio romagnolo come di un unico agglomerato, una convinzione che deve essere intrinseca nella volontà di chi governa e opera sul territorio romagnolo e che non deriva dalla semplice nascita di una nuova, piccola Regione, riusciremo davvero a dare valore e forma compiuta ad una identità romagnola e a far valere la nostra forza sullo scacchiere regionale. Questa è la sfida prioritaria che Forlì deve fare propria, assieme al suo comprensorio, nei prossimi anni.

L’ultimo giorno da direttore

Il 30 dicembre è stato l’ultimo giorno in cui mi sono svegliato con lo stesso ruolo che per quasi 6 anni ha riempito di fatto gran parte delle giornate della mia vita: da oggi, infatti, non sono più il direttore responsabile di RomagnaOggi.it, del mio giornale, che ho fondato nel 2004 e che dal 2006 è la mia attività primarie. E’ un pezzo della mia vita, un pezzo della mia persona e un pezzo del mio cuore: che non se ne va, ma semplicemente si allontana

Una scelta doverosa, a cui stavo lavorando già da tempo, cioè da quando sono stato eletto in consiglio comunale a Forlì nel giugno scorso. Ho sempre ritenuto di essere capace di distinguere l’attività professionale da quella personale, e dunque il ruolo di direttore di un giornale dal mio impegno politico: penso di averlo fatto con buon esito, ma credo sia giusto e corretto dare un segnale di trasparenza e coerenza fugando ogni dubbio di possibili conflitti di interesse.

Ciò lo ritengo tanto più necessario nel momento in cui mi viene assegnata la responsabilità di essere il candidato unico e unitario alla segreteria del Partito democratico forlivese. Una responsabilità gravosa, ma estremamente stimolante, che ho deciso di accogliere con entusiasmo e con lo spirito tipico che si deve avere in questi casi: mettersi al servizio di un progetto più grande di noi, che riguarda un’intera collettività e non solo un partito. E al quale le generazioni più giovani non possono rimanere estranee e devono finalmente diventarne parte attiva.


Un servizio a cui ci si dedica con passione e dedizione, ma senza trascurare il proprio futuro, quello che ci si è costruiti con l’impegno e la fatica quotidiana: il proprio lavoro. E il mio lavoro in questi anni (pur tra difficoltà e momenti davvero brutti) mi ha regalato le
soddisfazioni più belle, quelle che fanno essere orgogliosi di sé e di ciò che, dal nulla, si è creato. Momenti di vera esaltazione, autentiche scariche di adrenalina. Migliaia di persone, oggi, leggono ciò che all’inizio sembrava miracoloso potesse essere letto da qualche decina di lettori. Separarsi da questa creatura, oggi non solo provoca un po’ di smarrimento, ma suscita anche una sincera e profonda commozione.


Non so cosa mi riserverà il 2010, ma so e garantisco che sarà un anno di grande impegno per costruire qualcosa di nuovo; con un pizzico di malinconia per quello che è stato, con una spinta enorme nel voler scoprire quel che sarà.

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