Pendolari come bestiame e pure sfottuti

Non mi capita spesso di viaggiare in treno, non più di 3-4 volte al mese. Ogni volta è sempre una sorpresa. Mentre sulle tratte velocità, Frecce rosse e argento, tutto sommato le cose filano via lisce, il dramma è su tutte le altre tratte. In questi giorni con la scusa del maltempo se ne vedono di tutti i colori.

Stamattina dalla stazione di Forlì un treno regionale è stato soppresso, stipando all’inverosimile il successivo, preso d’assalto dai chi aveva già intenzione di prendere il treno delle 8.13 (comunque in ritardo di 10 minuti) per Bologna e da quello che avrebbero dovuto prendere il successivo.

Al netto di tutte le considerazioni che si possono e si devono fare sul fatto che se si parla di sviluppo bisogna mettere dei soldi anche per potenziare la rete ferroviaria locale, oltre che l’alta velocità, prima di tutto bisogna avere rispetto delle persone.

Chi si alza ogni mattino alle 6 per prendere un treno e andare a lavorare o studiare, cosi come chi lo fa meno frequentemente per il medesimo motivo, si sente mortificato di fronte a ritardi e cancellazioni motivate da “ragioni meteorologiche” come rispondono gli operatori in stazione: perché non nevica da quattro giorni, anzi, da quattro giorni c’è un bel sole. Certo, la neve è ovunque, del resto solo a Forlì ne è scesa per oltre un metro e mezzo (158 cm secondo Arpa), ma come si possono prendere in giro così sfacciatamente gli utenti?

Qualsiasi altra azienda che avesse un comportamento del genere con i propri clienti verrebbe colpita da un calo drastico di vendite. Per Ferrovie dello Stato ciò non avviene, perché opera in regime di monopolio. Allora le soluzioni sono due: o si investono soldi (non in stipendi, ma in treni nuovi e infrastrutture) oppure si liberalizza il mercato anche dei collegamenti regionali. Così la situazione é da Paese del cosiddetto “Terzo Mondo”, al quale ci stiamo sempre più avvicinando.

Zapatero dalle stelle alle stalle: e il parallelo Rajoy-Bersani

Mariano Rajoy ha vinto le elezioni in Spagna. Ha sconfitto il candidato socialista Rubalcaba. Ha vinto in maniera schiacciante. Quello che colpisce sono i giudizi sferzanti contro Zapatero che vengono dati in queste ore da tanti commentatori che negli anni, specialmente nel centrosinistra, avevano inneggiato alle sue riforme, alle sue scelte, al suo governo. Oggi Zapatero, finito nella polvere assieme alla Spagna e ritiratosi in buon ordine ai margini della vita politica, viene scaricato nella maniera più totale.
Personalmente non ho condiviso molte cose che ha fatto, ma penso abbia incarnato un modo sobrio e trasparente di fare politica; confermato nella scelta di farsi da parte, indire le elezioni e consentire alla Spagna (che è messa peggio di noi) di dotarsi di un nuovo governo che affronti la crisi e l’emergenza. Si sarebbe potuto fare anche in Italia, ma non si è voluto fare. È acqua passata.

Pensiamo invece a Rajoy, esponente di centrodestra; e pensiamo a Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico. Se si fosse andati a votare, a schieramenti politici invertiti, Bersani sarebbe diventato premier. Ha fatto di tutto perché non si andasse a votare. In cuor sul lo rimpiangerà? Non lo sapremo mai; certo è, peró, che ha fatto un gesto che merita grande rispetto. E che alla lunga pagherà.

Quanto conta l’Europa nel mondo?

Ho assistito a Perugia nell’ambito del Festival del Giornalismo, all’intervento di Carlo De Benedetti, uno dei più importanti imprenditori italiani, editore di Repubblica e L’Espresso, uomo di grandi visioni. Tra le tantissime cose interessanti che ha detto, ce n’è una che mi ha colpito molto e riguarda il ruolo dell’Europa. Un ruolo ormai relegato, nel nuovo scacchiere del mondo, a semplice giardino, museo a cielo aperto, depandance di lusso delle nuove potenze economiche mondiale. La realtà è drammaticamente questa.

Il caso che De Benedetti ha citato è quello del Brasile, dove possiede un’impresa da duemila dipendenti, grazie alla quale ha rapporti e relazioni importanti in quel paese. Ciò che si percepisce è che fuori dai nostri confini, non si parla mai di Europa, ma di singoli stati. L’Europa come entità economica, politica e istituzionale non è percepita nel mondo, se non come luogo ameno in cui trascorrere piacevoli vacanze. Come entità geopolitica non siamo considerati.

E’ triste pensarci, conoscendo la storia che abbiamo alle spalle e la straordinaria potenzialità che avremmo con un’Europa unita, coesa e capace di muoversi all’unisono. La mia generazione è cresciuta con il ‘mito’ europeista, con l’idea che l’Europa sia la dimensione giusta entro la quale inserire il proprio futuro, il proprio modo di pensare: vedere sgretolarsi questa convinzione, mette angoscia e ci fa sentire più piccoli.

Pillole – Newsletter numero 0

Primo (sperimentale) appuntamento per condividere esperienze, emozioni, sensazioni, idee, curiosità.

Ciao!

Non sempre abbiamo la possibilità di incontrarci e parlarci di persona: questa newlsetter vuole essere un modo alternativo per rimanere in contatto e condividere qualche opinione. Spazierò a 360 gradi, dal piccolo problema del mio quartiere ai fatti internazionali, dal minuscolo incontro sotto casa al grande evento a cui ho occasione di partecipare o assistere. Con un unico obiettivo: la condivisione delle esperienze, delle idee, delle proposte, dei sogni, delle visioni, dei punti di vista.
Parigi e Google. Cominciamo dal luogo in cui scrivo, Parigi. Mi trovo qui perchè ho avuto il privilegio di partecipare al Google Publisher Advisory Council, un summit tra alcuni dei principali esperti al mondo di informazione on-line. Io ero uno dei due italiani invitati (l’altro era un responsabile di Rcs), assieme a me c’erano referenti di gruppi editoriali che sicuramente conosci: Financial Times, Guardian, Telegraph, Die Spiegel, El Mundo, Le Monde e altri. Una occasione unica per confrontarsi e fare progetti con chi ogni giorno si occupa a grandissimi livelli di informazione, pubblicità, internet e soprattutto innovazione. Fra l’altro proprio martedì, in tempo reale, abbiamo commentato con i manager della società la notizia dell’avvio dell’inchiesta (assurda) dell’Unione europea proprio contro Google.
E’ stata un’occasione anche per rendersi conto che il mondo gira ad una velocità che non possiamo neppure immaginare; mentre noi stiamo a guardare da una parte e dall’altra come se stessimo seguendo la pallina durante una partita di tennis, gli altri corrono. Allora bisogna darsi da fare, rischiare, scommettere sul futuro e aprirsi al mondo: con coraggio e creatività, stimolando gli altri a fare altrettando. Solo se sarà uno sforzo collettivo riusciremo a vincere la sfida della modernità.
Università in rivolta e scioperano i calciatori??? Brevissima parentesi (ne parleremo meglio nei prossimi giorni): è mai possibile che in un momento in cui migliaia di studenti sono in rivolta, in una fase di grande tensione nel paese per la carenza di lavoro e l’incertezza del futuro, i calciatori, quelli che guadagnano migliaia e migliaia di euro al mese, si permettano di fare sciopero? Lo considero uno schiaffo alla decenza, al buon senso e a tutti quelli che come noi si rimboccano le maniche e cercano di costruirsi un futuro.

A Roma con Italia Futura. Sono stato anche a Roma, sempre per lavoro, questa volta per parlare di RomagnaOggi.it, del giornale che ho fondato e nel quale tuttora lavoro. Mi ha invitato l’associazione Italia Futura, per raccontare brevemente come è partita questa idea e quali difficoltà ha incontrato all’interno di un convegno sull’occupazione giovanile in Italia. Ne ho parlato pubblicamente durante un dibattito moderato da Giovanni Floris e concluso da Luca Cordero di Montezemolo (presidente dell’associazione stessa) e privatamente con lo stesso Montezemolo e un gruppo di altre persone. E’ singolare che questa iniziativa sia stata notata e valorizzata così tanto da persone che neppure conosco, mentre molto spesso a Forlì e dintorni si ancora fatica a capire cos’è internet. C’è molto da lavorare per far crescere  una cultura locale più moderna e al passo con i tempi: forse è un problema anche di età e di anzianità della classe dirigente, ma certo così non si va lontani.
A Milano per premio giornalistico. In questo periodo sono spesso in movimento. La scorsa settimana sono stato anche a Milano per la consegna di un premio giornalistico sulla sicurezza stradale patrocinata da Anso (Associazione nazionale stampa on-line) di cui sono presidente. La cosa che più mi ha colpito è stata il luogo della premiazione: un ristorante ‘mobile’, ricavato da un’antica carrozza del tram storico di Milano, nella quale il pranzo è stato servito mentre si viaggiava lungo la città. Il tram, prenotabile da chiunque ma con largo anticipo, si chiama ATMosfera (Atm è il nome dell’azienda trasporti di Milano). Merita davvero.

Guerra degli aeroporti. Ovviamente non ho trascurato nemmeno per un minuto gli impegni locali. In primis l’aeroporto di Forlì, che sta attraversando una fase delicatissima e difficilissima. Rimini ci ha portato via la compagnia Wind Jet, che faceva base a Forlì (lo farà fino a marzo) e ci garantiva molti voli verso l’Europa. Ma ci garantiva anche molti costi, perchè più si volava più aumentavano i debiti. Questo perchè il contratto sottoscritto probabilmente non era così conveniente per la città (ma forse lo era di più per la compagnia).
Questo non significa che sia un bene che Wind Jet se ne sia andata, tutt’altro: quanto accaduto rischia di compromettere tutte le scelte che Forlì dovrà compiere assieme agli altri territori romagnoli: sulla sanità, sul trasporto pubblico, sull’università, sulle fiere, sull’ambiente, sull’economia, sulle strade, sulle ferrovie. Su tutto.
Le certezze sono due: 1) l’aeroporto di Forlì non può chiudere, 2) l’aeroporto di Forlì non può costare 6,7 milioni di euro l’anno ai cittadini forlivesi. Allora che fare? Venderlo ad un privato (almeno uno interessato c’è) che sappia svolgere questo mestiere, mettendolo in rete con gli aeroporti di Rimini e di Bologna. Impossibile? No, obbligatorio per sopravvivere. Per Forlì e per Rimini. L’alternativa è la chiusura di entrambi e forse, alla lunga, anche di Bologna.
Cervese. Quando sono stato eletto in consiglio comunale a Forlì mi sono assunto un impegno, tra gli altri: fare ogni cosa affinchè si potesse migliorare la sicurezza della Cervese, la strada che attraversa i quartieri della zona in cui abito con oltre 15mila veicoli al giorno. Finalmente è stata realizzata la rotonda all’incrocio con le vie Del Bosco e Brasini, che i cittadini chiedevano da oltre dieci anni. Un risultato importantissimo, frutto della capacità di raccogliere attorno ad un obiettivo, la forza e la volontà di tante persone e convincere chi deve decidere. Ora, però, bisogna andare avanti con la realizzazione della ‘Nuova Cervese’, che rischia di subire un arresto a causa di un campo fotovoltaico autorizzato proprio sul futuro tracciato della nuova strada. Come è possibile commettere errori di questo genere quando si progettano opere così importanti? Non voglio perdere tempo nel cercare la risposta, ma piuttosto usare quel tempo per tentare di dare una mano a sbloccare la situazione e non perdere i finanziamenti che già erano stati messi a disposizione per la realizzazione della nuova strada.

In un momento in cui la politica ha perso la fiducia delle persone, il rispetto degli impegni, anche quelli che possono sembrare piccoli, è l’unica via per ridarle fiducia. Con umiltà e sicuramente molti limiti, ma con il massimo dell’impegno, è quello che cerco di fare.

Ciao, alla prossima!

Marco


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Studenti in piazza in tutta Italia, e fanno sciopero i calciatori

Leggo dalla Francia che in Italia i calciatori hanno deciso di fare sciopero. E’ mai possibile che in un momento in cui migliaia di studenti sono in rivolta contro la distruttiva riforma dell’Università, in una fase di grande tensione nel paese per la carenza di lavoro e l’incertezza del futuro, i calciatori, quelli che guadagnano migliaia e migliaia di euro al mese, si permettano di fare sciopero. La sedicesima giornata di serie A, l’11-12 dicembre, non si giocherà.

Francamente lo considero uno schiaffo alla decenza, al buon senso e a tutte quelle persone che come noi si rimboccano le maniche e cercano di costruirsi un futuro. Faticosamente, giorno dopo giorno, con il sacrificio, con il sudore, con l’impegno. Queste sono le classiche notizie che rendono ridicolo il nostro paese.

A Milano e Roma

Questa settimana sarò in giro tra Milano, Roma e molti impegni in Romagna ed Emilia. In questo post ti segnalo i primi due. Martedì 23 novembre sarò a Milano nella veste di presidente dell’Anso (Associazione Nazionale della Stampa Online), per la consegna di un premio giornalistico sulla sicurezza stradale promosso da Direct Line e patrocinato da Anso. L’evento si svolgerà all’interno di un tram storico milanese, appositamente allestito per l’occasione.
Mercoledì 24 vado invece a Roma per la conferenza nazionale “Giovani, al lavoro!”, su invito di Italia Futura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo. Il dibattito sarà condotto da Giovanni Floris (Ballarò) e avrà come tema l’occupazione giovanile e il futuro dei giovani: in veste di relatori anche tre ragazzi, invitati a raccontare il presente e la loro visione di futuro.
Ci saranno anche Antonio Campo Dall’Orto (Mtv) e gli autori del rapporto sull’occupazione giovanile, Marco Simoni, Irene Tinagli e Stefano Micelli. Le conclusioni saranno affidate a Luca di Montezemolo. L’evento comincia alle ore 14,30 nel palazzo di Roma Eventi (in via Alibert 5A – Piazza di Spagna) e sarà trasmesso in diretta sul sito di ItaliaFutura e su Primocanale, canale 595 di Sky.

Il futuro è dei giovani: ma l’Italia non è un paese per giovani

Mercoledì 17 novembre era la Giornata mondiale dello studente. Un appuntamento simbolico, ma anche un appuntamento in cui migliaia di ragazzi in tutta Italia e in Romagna hanno dato vita a manifestazioni e cortei, per dire una cosa molto semplice: non c’è futuro senza di noi, non c’è futuro senza le nuove generazioni, non c’è futuro senza la conoscenza

 

La giornata dello studente (scelta il 17 novembre, ricordando che in questo giorno del 1939 gli occupanti nazisti uccisero 9 studenti all’Università di Praga ed i loro insegnanti) deve essere l’occasione per riportare al centro dell’attenzione questa emergenza. Perchè il futuro è un’emergenza nazionale di cui nessuno si occupa.

 

Il dibattito politico non si occupa mai dei giovani arrivando a preoccuparsi persino di commentare il mondiale di Formula Uno. Oppure se ne occupa quando serve per dare scandalo o per aiutare qualche politico a ricaricare le batterie, dopo una dura giornata di ‘lavoro’. In Italia c’è una generazione senza futuro: quella dei 20enni e dei 30enni, stanchi delle urla e del gossip politico, desiderosi, invece, di sapere cosa la politica può fare per loro. Non basta aspettare, però, bisogna anche agire e spendersi in prima persona.

 

Non servono soldi a pioggia, non serve demagogia. Serve, ad esempio, finanziare le borse di studio per permettere anche a chi soffre di più la crisi economica, e non potrebbe permetterselo, di frequentare l’Università; serve, ad esempio, un sistema-paese basato sul merito e non sulla ‘spintarella’, sulla raccomandazione o sulla svendita di se stessi. Serve, ad esempio, un sistema che affianchi i giovani nel loro progetto di vita, partendo dall’atteggiamento che le banche hanno nei nostri confronti costringendoci spesso a presentare garanzie per ottenere finanziamenti che non potremmo mai avere; e dunque costringendoci a rimanere sempre più legati ai genitori, ai nonni, ai parenti.

 

Serve un piano straordinario per l’edilizia pubblica, che metta i giovani in condizioni di costruire un futuro, di contare su relazioni durature. Serve che un’ora di lavoro precario non costi meno di un’ora di lavoro stabile, perchè altrimenti la nostra condanna sarà quella di essere precari a vita. Ciò è possibile solo se si diminuiscono le tasse sul lavoro, andando a cercare i soldi che servono magari dall’evasione fiscale.

 

Serve, insomma, fare in modo che essere giovani non sia più uno svantaggio, ma un vantaggio. Serve che, quando ci presentiamo in banca, dall’assicuratore, in un’azienda, in un ente pubblico, in uno studio legale, in una ‘stanza dei bottoni’ o in qualsiasi altro ambito, non si venga visti come un pollo da spennare o un cagnolino da mettere a tacere. Dobbiamo e vogliamo essere ascoltati, al pari delle altre generazioni. Al pari dei più ‘grandi’, che spesso, alla fine, tanto ‘grandi’ non sono.

 

Siamo tutti concentrati sul dito, mentre la luna…

Vedere un ministro dell’Interno che attacca chi denuncia pubblicamente davanti a 9 milioni di persone mafia, camorra e ‘ndrangheta è semplicemente vergognoso. Ed è altrettanto vergognoso che non si parli d’altro che di questo.

 

Stiamo attraversando la più pesante crisi economica dal dopoguerra ad oggi, con tutto ciò che essa si porta dietro. Non possiamo permetterci di perdere tempo a inchiodare il dibattito pubblico su una questione di metodo.

 

Le buone regole del giornalismo dicono che quando si muovono delle accuse si deve concedere la possibilità di replicare a chi quelle accuse le riceve. Ora, non è Maroni ad aver ricevuto direttamente quelle accuse, semmai il suo partito. Ma in fondo non sarebbe male assistere ad un dialogo sulla lotta alla criminalità organizzata tra Roberto Saviano, uno degli scrittori che con più forza denunciano questo cancro per l’Italia, e il ministro dell’Interno, l’uomo che in questo momento più di ogni altro ha la titolarità della lotta contro la malavita.

 

Sfruttiamo la straordinaria qualità del programma “Vieni via con me” per raccontare ciò che avviene in Italia, per informare le coscienze, per dimostrare che esistono valori universali per i quali vale la pena stare insieme: come la legalità, sotto ogni forma. Smettiamola di guardare il dito e cominciare a concentrare lo sguardo sulla luna.

 

Una nuova classe dirigente che non ”vede” la realtà e non decolla

Il nuovo logo del Pd secondo Debora Serracchiani (realizzato da Lodovico Zanetti)

Avere ruoli istituzionali e politici, ricoprire cariche pubbliche, essere onorati di rappresentare un certo numero di cittadini (piccolo o grande che sia), implica anche essere dotati di senso di responsabilità, spirito di servizio e aderenza con la realtà. Quando ci si dimentica di questo, si finisce con il non fare il proprio dovere.

Stiamo attraversando la fase economica (e non solo) più difficile degli ultimi 70 anni. Le generazioni di oggi vivono alla giornata, non sapendo quale futuro hanno la possibilità di costruirsi e con una profonda incertezza per ciò che ci attende. Siamo la prima generazione (quella dei 20/30enni) che ha di fronte a se una prospettiva di vita non migliorativa rispetto alle condizioni dei nostri padri e dei nostri nonni. E’ la prima volta che accade dalla Seconda guerra mondiale ad oggi.
Credo che gli unici soggetti che oggi possono interpretare e cercare risposte a queste condizioni possano e debbano essere i partiti e movimenti politici: ascoltando le persone, senza distinzioni, parlando con gli imprenditori, con gli artigiani, i commercianti, gli industriali, gli agricoltori, i giovani precari, gli studenti universitari, i ragazzi che in queste settimane si apprestano ad affrontare l’esame di maturità. Per capire davvero cosa pensano, cosa si aspettano, cosa vedono davanti a loro. Per capire come sta la società del domani.
Sulla base di questo i partiti devono poi avere la capacità di fare delle proposte. Concrete, realizzabili e capaci di guardare lontano. In questi giorni un astro nascente della politica italiana, l’europarlamentare del Partito Democratico Debora Serracchiani (che è anche segretario regionale del Pd in Friuli) ha deciso di affrontare di petto i problemi del paese: “Quel logo è asettico: o si decide di riempirlo d’orgoglio oppure bisogna cambiarlo. Anche nelle nostre manifestazioni rimane sempre un po’ nascosto, è piccolo, coperto da frasi troppo lunghe. A livello di comunicazione non funziona proprio”.
Quel logo è il simbolo del Partito Democratico. Aprire un dibattito sull’esigenza di cambiare il logo di un partito con tanto di interviste e dichiarazioni pubbliche, mi sembra sia un autentico non senso, una mancanza di attenzione verso i problemi veri (altro che di immagine) con cui tanti di noi oggi si devono misurare e la profonda crisi che stiamo vivendo; mi sembra sia la cifra di una nuova classe dirigente che, ahimè, non è ancora pronta ad essere una classe dirigente.
Non ho ancora compiuto 27 anni e non ho certo l’ambizione di dare lezioni su come si deve comportare un politico o una classe dirigente; ho l’ambizione di conoscere, però, da vicino quanto sia difficile oggi per un giovane affrontare questa vita e questa condizione economica, sociale e culturale. In cui dominano individualismo ed egoismo e in cui pur di arrivare al proprio obiettivo si è disposti a calpestare tutto e tutti; in cui il timore per il futuro e l’incertezza delle nostre prospettive di vita spengono molto spesso entusiasmo, sogni e relazioni; in cui mancano punti di riferimento in grado di dare una speranza e rappresentare un’alternativa vera a questo modello di società.

Chi ha la passione (ma anche l’opportunità) e volontà di impegnarsi in politica, ha il dovere morale di cercare di interpretare questo disagio, di dargli una risposta, di provare a riaccendere la speranza che un futuro migliore è possibile. Provando non solo a realizzare una bella copertina ma anche a riempire di senso compiuto le pagine che vengono dopo.

A Predappio per festeggiare il 25 aprile e la Liberazione

Ad un anno dalla consegna della Medaglia d’Oro al merito civile consegnata alla Provincia di Forlì-Cesena, la Festa della Liberazione si celebra oggi come impegno per le generazioni future. Il PD di Forlì celebra la ricorrenza scxegliendo come luogo simbolico Predappio, dove viene inaugurata una targa dedicata alla Resistenza Antifascista.

Il 25 Aprile è una data che è e deve rimanere scolpita a caratteri cubitali nella nostra storia e nei nostri valori. Per molti versi è la festa più importante che si celebra nel nostro paese, che segna la fine della stagione più buia della nostra storia per aprire la strada ad una rinascita faticosa e densa di sacrifici, ma di cui ancora oggi beneficiamo.

Il PD forlivese celebra la ricorrenza scegliendo come luogo simbolico Predappio, dove domenica 25 aprile, alle ore 11,30, viene inaugurata una targa in onore della Resistenza Antifascista.

Celebrare il 25 Aprile è importante nel nostro territorio anche per un motivo in più. Esattamente un anno fa, infatti, la Provincia di Forlì-Cesena ha ricevuto al Quirinale, per mano del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la Medaglia d’Oro al merito civile per il contributo dato dalla popolazione civile alla lotta per la Liberazione. Un riconoscimento non comune, che evidenzia l’alto contributo dato da migliaia di persone comuni alla Resistenza, grazie alle quali godiamo oggi di una Libertà che a volte può apparire, erroneamente, così scontata.

Parlare di Liberazione, evento decisivo per il nostro paese, comporta sempre il rischio di utilizzare espressioni retoriche o già utilizzate da altri.
Il valore della Resistenza contro le dittature e le derive autoritarie di chi governa ha però un valore ancora molto attuale. Occorre non abbassare mai la guardia rispetto alla difesa dei meccanismi della democrazia, che stanno alla base della nostra Costituzione.

Un importante monito legato al ricordo della Liberazione, di cui valori dobbiamo essere rigorosi custodi, è che nulla di ciò che abbiamo oggi è scontato. Va difeso costantemente, mantenuto con cura, trasmesso alle nuove generazioni. Che oggi non avrebbero questa vita, senza il coraggio di giovani donne e uomini che sacrificarono se stessi nella lotta di Liberazione.

A loro è dedicata la targa che domenica 25 aprile viene inaugurata a Predappio, nel corso dell’iniziativa pubblica organizzata dai Giovani Democratici di Forlì, alle ore 11,30 nella Ex Casa del Popolo di via Gramsci 1.

Presenti all’inaugurazione saranno il Segretario Regionale dei Giovani Democratici Riccardo Ricci Petitoni, il Segretario dei Giovani Democratici di Forlì Dario Gaspari, la Segretaria Comunale del PD di Predappio Chiara Venturi, il Segretario Territoriale del PD di Forlì Marco Di Maio, affiancati dal Sindaco di Predappio Giorgio Frassineti.

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