Zapatero dalle stelle alle stalle: e il parallelo Rajoy-Bersani

Mariano Rajoy ha vinto le elezioni in Spagna. Ha sconfitto il candidato socialista Rubalcaba. Ha vinto in maniera schiacciante. Quello che colpisce sono i giudizi sferzanti contro Zapatero che vengono dati in queste ore da tanti commentatori che negli anni, specialmente nel centrosinistra, avevano inneggiato alle sue riforme, alle sue scelte, al suo governo. Oggi Zapatero, finito nella polvere assieme alla Spagna e ritiratosi in buon ordine ai margini della vita politica, viene scaricato nella maniera più totale.
Personalmente non ho condiviso molte cose che ha fatto, ma penso abbia incarnato un modo sobrio e trasparente di fare politica; confermato nella scelta di farsi da parte, indire le elezioni e consentire alla Spagna (che è messa peggio di noi) di dotarsi di un nuovo governo che affronti la crisi e l’emergenza. Si sarebbe potuto fare anche in Italia, ma non si è voluto fare. È acqua passata.

Pensiamo invece a Rajoy, esponente di centrodestra; e pensiamo a Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico. Se si fosse andati a votare, a schieramenti politici invertiti, Bersani sarebbe diventato premier. Ha fatto di tutto perché non si andasse a votare. In cuor sul lo rimpiangerà? Non lo sapremo mai; certo è, peró, che ha fatto un gesto che merita grande rispetto. E che alla lunga pagherà.

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