Rissa allo stadio… del tennis (!)

Il tennis dei ‘gesti bianchi’, quello raccontato nello straordinario romanzo di Gianni Clerici e che fino a poco tempo fa stava nell’immaginario collettivo dell’opinione pubblica, non esiste più. Non è una notizia, lo sapevamo da tempo. Ciò che mi mancava, però, era la rissa tra tifoserie: è successo a Melbourne, agli Australian Open, dove un gruppo di serbi ed uno di bosniaci si sono scontrati con lanci di oggetti, sedie e ceffoni dopo la partita tra Novak Djokovic e Amer Delic (vinta dal primo per 6-2, 4-6, 6-3, 7-6 (7-4)). Le immagini sono da non perdere.

Il Papa ‘santifica’ internet

Penso sia la prima volta che acccade: un Papa che ‘santifica’ un mezzo di comunicazione. Benedetto XVI ha definito internet un dono per l’umanità (pur con i dovuti distinguo). Francamente la prima volta che ho sentito la notizia ho stentato a crederci. La vecchia Chiesa che prende atto dei tempi e attraverso il messaggio per la 43esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, il Papa decide di legittimare e valorizzare l’esistenza del web. 

 

La notizia è passata un po’ sottotraccia, ma secondo me è di grande importanza perché il pontefice è una persona ascoltata da centinaia di milioni di persone nel mondo. E soprattutto perché il mondo cattolico, almeno per come lo conosco io, è apparso finora sempre un po’ più restio nell’abbracciare internet e i nuovi media (a dire il vero non più restio di altri mondi). 

 

Il fatto che la voce del Papa tenti di ‘svegliare’ le coscenze e farle riflettere sull’importanza di internet da una forza in più e valorizza il nostro lavoro. Speriamo che le sue parole contribuiscano a scalfire quel muro di diffidenza che ancora c’è, almeno in Romagna, nel comprendere e accogliere a pieno titolo l’informazione on-line. Grazie Benedetto.

Il brivido di Barack

obama-700-3Sogni, speranze, cambiamento: tutto il mondo ha guardato con occhi pieni di ammirazione e con un pizzico di emozione l’insediamento di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. E’ un fatto storico di portata enorme: è forse uno dei momenti più importanti nella storia moderna, sicuramente uno dei più significativi dal secondo dopoguerra ad oggi. Obama è il primo presidente di colore ad occupare la Casa Bianca. E nel guardare ed ascoltare il suo discorso chiunque credo abbia avuto la consapevolezza di ciò.

 

Una notizia che solo cinque anni fa sarebbe sembrata fantascientifica, eppure oggi è potuta diventare realtà. Lo ha fatto perché il mondo ha bisogno di cambiamento, ha bisogno di una scossa, di un segnale di speranza che un futuro migliore è possibile. Il mondo ha bisogno che la principale potenza del pianeta (che resta tale nonostante l’incalzante crescita della Cina e il sempre maggior peso geopolitico della Russia, nonchè di fronte ad un’Europa troppo frammentata) dia il “là” ad una nuova stagione nei rapporti tra i paesi, nella solidarietà, nelle politiche economiche, nell’attenzione ai temi dell’ambiente, nella lotta alle discriminazioni, nel perseguimento di un modello di sviluppo sostenibile, nella consapevolezza che il modello attuale ha clamorosamente fallito e in questi mesi ce ne accorgeremo amaramente.

 

La retorica del “change” che Obama ha enunciato fino allo sfinimento durante la sua campagna elettorale (nelle primarie contro Hillary Clinton prima e nella campagna ‘vera’ contro John McCain, poi) può ora diventare realtà. Il giorno della “inaugurazione” è qualcosa di storico anche perché riporta al centro l’amore del popolo americano per sé stesso, ma soprattutto fa riflettere sul significato che oggi può avere l’impegno politico se questo è proiettato all’innovazione, al futuro, al dare risposte e speranze ai cittadini.

 

A Washington 2 milioni di persone si sono assiepate per vedere da lontano un omino piccolo giurare fedeltà con una mano sulla Bibbia: per capire quanto ciò sia importante, proviamo a pensare se in Italia sarebbe stata possibile la stessa partecipazione ad un ipotetico ‘giuramento’ di Berlusconi, Prodi o Napolitano. 

 

Ci si chiede, a ragione, se tutte le aspettative che in queste settimane e in queste ore si stanno riversando sulle spalle del 47enne presidente degli Stati Uniti non rischino di caricarlo di un peso eccessivo. Tuttavia è questo un segnale di come il mondo si sta disponendo nei confronti dell’America: a Obama il compito di non deludere le aspettative, di portare davvero il cambiamento e soprattutto di fungere da esempio.

 

L’avvento di Obama alla Casa Bianca ha lo stesso valore dello spuntare di un raggio di sole tra le nubi che si sono addensate sul nostro futuro. Quello spiraglio di luce che ha spezzato il cielo plumbeo che ci angoscia deve ora avere la forza di farsi spazio, di allontanare la tempesta, di irradiare con i suoi raggi ogni angolo del pianeta, di fungere da esempio virtuoso da seguire in ogni ambito della vita pubblica.

 

Una carica di responsabilità eccessiva? Forse, ma di certo quello che comincia oggi è l’inizio di un nuovo capitolo nel grande volume della storia mondiale. Un capitolo le cui pagine sono tutte lì, bianche, in attesa di essere riempite con l’inchiostro del primo presidente nero degli Stati Uniti.

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